
Oggi è il mio compleanno. Ho compiuto 74 anni, il mio nome è Rina, Rina Gatti.
Vivo a Perugia da molti anni, ma sono nata in campagna, da una famiglia di contadini, nella pianura che affianca il fiume Tevere, a pochi chilometri da qui.
Sono pensionata già da molti anni, e mi sembra incredibile poter adesso ripercorrere tutta la mia vita, dalla campagna di Torgiano, dalle corse a piedi nudi lungo il fiume, fino adesso. Eppure la mia vita, la coscienza del tempo e dei ricordi, è cominciata in un certo senso proprio dal momento in cui sono andata in pensione. Fino ad allora avevo fatto tanti lavori, tutti duri, spesso umili, sobbarcandomi anche il peso della mia famiglia e di un marito irresponsabile. Il lavoro ed il dovere erano state fino ad allora le uniche priorità, tutto veniva prima dei miei bisogni e delle mie esigenze, anzi, non avevo esigenze, sopravvivevo ad una situazione da cui non vedevo via d’uscita.
Ora non posso quasi credere quanta strada ho fatto dopo la pensione; piano piano ho cominciato a vivere, lasciandomi il passato alle spalle e concentrandomi sul presente. Non è stato facile.
Tutto è cominciato quando sono andata per la prima volta in vacanza al mare, era il 1989. Non c’erto mai stata e trovarmi lì da sola, senza dover lavorare, senza dover cucinare per nessuno, mi sembrava incedibile, era come un sogno. Finalmente ero libera di pensare, di riflettere, avevo a disposizione del tempo solo per me. E così mi guardai attorno, tutto era nuovo; quelle spiagge piene di gente, uomini, donne bambini, tutti mezzi nudi a prendere il sole. Giovani abbracciati sulla sabbia come nulla fosse mentre si scambiavano effusioni amorose. Io non riuscivo nemmeno a mettermi in costume, mi vergognavo, mi sentivo a disagio. La mia giovinezza mi tornava in mente, quell’educazione rigida, tutto era proibito, tutto era peccato, tutto era tabù. L’amore era chiuso dentro, tra paura e vergogna. Ma chi eravamo dunque allora, che vita quella era rispetto a questa di adesso?
Queste domande cominciavano ad affollarsi nella mia mente, domande che non mi ero mai fatta, e che mi obbligavano a riflettere, che mi ritornavano in mente di sera, davanti al mare che arrossava durante il tramonto. Che si facevano più insistenti di notte, guardando il riflesso della luna sulle onde morbide senza vento. E sentivo dentro di me crescere una coscienza diversa, qualcosa di strano che non sapevo ancora spiegare.
Cercavo di capire, di scavare dentro me stessa. E per la prima volta nella mia vita mi sentivo rilassata, senza responsabilità, di nuovo curiosa come una bambina, e proprio come una bambina, facevo lunghe passeggiate sulla spiaggia, specialmente all’alba, e, come una bambina, raccoglievo conchiglie colorate.
Tutto quel mare che si era mosso dentro di me stava però spingendo per venire fuori, e decisi così di cominciare a scrivere quello che sentivo. Prima per poter mettere in ordine i miei pensieri e poi per cercare di esprimere quello che sentivo. Volevo insomma cominciare a conoscere me stessa, iniziare un dialogo con me, dopo che mi ero trascurata per tutta una vita.
Mi ci è voluto del tempo e tanta forza di volontà, per iniziare a rimettere in discussione tutto quello che mi era stato imposto o che avevo semplicemente accettato senza pensare.
Avevo però capito che adesso, da pensionata, potevo guardare il mondo con occhi nuovi, e che quel mondo non era così piccolo e limitato come io credevo. Per prima cosa decisi che non potevo più essere schiava della casa e dei fornelli, e che quindi dovevo uscire ed incontrarmi con tutte quelle persone, pensionate come me che avevano tanto da dare e tanto da insegnarmi. Ed è stato proprio grazie ad una organizzazione di anziani che andai per la prima volta nella mia vita in vacanza in montagna. E anche lì fu un’esperienza incredibile; l’albergo era così curato, caldo, accogliente, tutti erano allegri, e si andava a tavola serviti e riveriti. Era la prima volta che facevo davvero l’ospite in 65 anni, se era un sogno, Dio mio non volevo svegliarmi.
E anche la montagna si rivelò piena di stupende sorprese, quelle vette maestose ed incantevoli, con il sole che appare dalla cima della montagna come scivolato giù dal cielo, e sulla cima opposta scompare tutto rosso infuocato ritornando da dove è venuto. In montagna c’era più occasione di stare insieme ai miei compagni di vacanza, passeggiando insieme nei sentieri dei boschi, respirando aria buona e profumata, senza odore di catrame. Era bello avere finalmente degli amici, con cui ridere, raccontasi storielle e barzellette, persone sconosciute che diventavano improvvisamente come amici da sempre. E tutti che commentavano in dialetto perugino quanta miseria e quanti patimenti avevano subito nella propria vita, lavorando come bestie quando ancora i padroni erano davvero padroni. Chi avrebbe mai creduto, in quei tempi là, che si sarebbe arrivati alla pensione, che ci sarebbe mai stata per noi una pensione! E si commentava che la pensione è davvero una cosa giusta, noi grazie a quella abbiamo cominciato a vivere, cosa che non era toccata cero ai nostri nonni. E ognuno raccontava la sue storie, i guai, le gioie, gli amori, per chi li aveva avuti, e chi invece non l’aveva mai provato. E io sempre più mi convincevo che l’amore è invece la cosa più importante. La vita senza amore non ha sapore, e senza dolore non ha valore!
E volevo approfondire questi pensieri, perché nel mio passato ho avuto grandi esperienze di dolore e di sofferenza e sentivo che dovevo scriverle, perché potevano essere utili ad altre persone, specialmente ai giovani, che devono sapere che senza passato non c’è futuro.
Proprio in montagna ho conosciuto poi una persona che sarebbe diventata molto importante per questo mio percorso di ricostruzione interiore, la presidente dell’Associazione AIDA che riunisce proprio signore non più giovani come me ma che hanno energie e tanta voglia di fare. Lei ho visto che lei apprezzava quello che stavo facendo e mi ha coinvolto pian piano nelle iniziative della associazione. Mi parlò del Progetto Donna europeo, e mi stimolò ad andare avanti nello scrivere e nel ricostruire i miei ricordi, che non erano solo miei, ma comuni a tutta la mia generazione di uomini e donne cresciuti tra la miseria e la guerra, attraverso un’epoca che ha cambiato il mondo intorno a noi in maniera irreversibile. Mi sono subito sentita a mio agio, la Presidente era dolce e premurosa e mi dava fiducia in quello che stavo facendo, poi cominciai a partecipare alle riunioni di gruppo, che avvenivano in palazzi pubblici bellissimi, che io avevo visto tutta la vita solo da fuori, e che scoprivo magnifici con i stupendi affreschi ed i soffitti decorati. Insieme a donne come me cariche di anni e di esperienze, mi trovavo per la prima volta a scambiare opinioni, a parlare dei problemi comuni, ad immaginare iniziative per coinvolgere altre persone e costruire insieme qualcosa che aiutasse ad uscire gli anziani, li stimolasse a trovare ancora interessi e piacere in quello che c’era da fare.
Per la prima volta mi sentivo importante, ascoltata, la mia opinione veniva presa in considerazione e le mie idee erano realizzate. Questo mi rendeva felice ed un po’ confusa, ma mi sentivo ancora un po’ fuori posto, le altre signore erano tutte più curate di me, io non avevo ancora preso in considerazione il mio aspetto esteriore, che trascuravo ormai da tanti anni per la vita che facevo.
Il lavoro, la famiglia, mi avevano reso schiava, ed ero proprio conciata male, mi sentivo una “pencellona”, cioè trascurata e malmessa, così non poteva continuare. Così mi organizzai, vestivo troppo male, avevo la bocca ridotta un pianto, i capelli lasciati al caso. Da bambina non avevo mai visto un dentista, ed il parrucchiere era una cosa da ricchi. Quando avevamo il mal di denti, si sopportava fino al limite, e poi si andava dal medico di condotta o al convento per togliere il dente guasto. E si faceva così, da sveglio, senza tanti riguardi, né per l’estetica né per il dolore. Ma adesso era diverso, dovevo cambiare, e dovevo farlo per me stessa. La pensione mi è servita anche a questo, presi appuntamento col dentista ed incominciai a far visita al parrucchiere. Quello che non ho fatto da giovane lo faccio adesso! E ne è valsa la pena!
Grazie anche a queste piccole cose si ritrovano gioie e piaceri dimenticati, si ricomincia a parlare di amore, di affetto, e si riscopre che i sentimenti non invecchiano mai. A dispetto dei capelli bianchi e delle schiene indolenzite, si sente che le emozioni e le sensazioni sono forti come a vent’anni. Così provavo molta tenerezza nel vedere coppie della mia età che si facevano tenerezze, che si tenevano per mano, cose per me del tutto dimenticate e sfuggite, e provavo tanti sentimenti combattuti nel vedere formarsi nuove coppie che parlavano anche di matrimonio! Ammiravo il loro coraggio e trovo giusto che in questi casi si segua sempre il cuore. Io non sono riuscita a farlo e vorrei tanto tornare indietro, andare alla ricerca dell’amore vero, della gentilezza, dell’affetto vero, della parola dolce, dell’abbraccio tenero, quello che almeno una volta nella vita tutti dovrebbero provare. Altro che peccato come dicevano a noi giovinette!
Insomma da quando sono andata in pensione la vita è stata tutta un’altra cosa, ed io sono la prima ad esserne sorpresa. E’ come se il tempo si fosse fermato, mi sento più giovane e piena di iniziative. Secondo me non c’è più quel senso di inutilità che prendeva i nostri vecchi, e di cui risentivano anche i giovani. Gli stessi nipoti adesso ci sono più vicini, vedendo il nonno pieno di vita, elegante, che va all’università, che vuole arricchire la sua cultura, che viaggia. E certo sarà più ascoltato ed i nipoti lo sentiranno più vicino. Io non avevo mai viaggiato, non avevo mai preso l’aereo, e ho avuto questa fantastica esperienza dopo che sono andata in pensione. E’ stato incredibile, provare tutte quelle nuove sensazioni, andare all’estero a rappresentare gli italiani della mia generazione! Non potevo credere che ero proprio io, quella contadinella che correva a piedi nudi lungo il Tevere, che adesso parlava invece davanti a tanti amici pensionati, venuti da tutto il mondo e che mi sorridevano e mi applaudivano.
La pensione può essere il risveglio dell’anima, il momento giusto per cercare la pace interiore, l’armonia con se stessi.
Io ho trovato tutto questo cominciando a scrivere. Poesie, storielle, racconti, pensieri in libertà, qualunque cosa mi venisse in mente, e poi, ho cominciato la storia della mia vita, dai primi ricordi, come in un film, come in un sogno. Ed è una cosa che consiglio a tutti. Scrivere è una grande terapia, è una atto d’amore verso sé stessi e verso la vita, è un modo per ritrovare cose che si erano perdute, per recuperare gioie passate e dolori infiniti, è l’unica maniera per riaffrontare il proprio passato. Io no avevo passato, avevo percorso tutta la mia strada come bendata, e così ho inciampato, sono caduta varie volte, e con tutto il carico di conseguenze sono comunque arrivata fin qua. Ci voleva la pensione, Dio Santo, per ritrovare il valore della vita e dell’amicizia, per scoprire chi ero e chi sono, e che cosa voglio fare in futuro!
Così vanno le cose e tanto vale stare insieme e volersi bene, perché, lieti o tristi, su questa terra siamo solo dei turisti.
Vivo a Perugia da molti anni, ma sono nata in campagna, da una famiglia di contadini, nella pianura che affianca il fiume Tevere, a pochi chilometri da qui.
Sono pensionata già da molti anni, e mi sembra incredibile poter adesso ripercorrere tutta la mia vita, dalla campagna di Torgiano, dalle corse a piedi nudi lungo il fiume, fino adesso. Eppure la mia vita, la coscienza del tempo e dei ricordi, è cominciata in un certo senso proprio dal momento in cui sono andata in pensione. Fino ad allora avevo fatto tanti lavori, tutti duri, spesso umili, sobbarcandomi anche il peso della mia famiglia e di un marito irresponsabile. Il lavoro ed il dovere erano state fino ad allora le uniche priorità, tutto veniva prima dei miei bisogni e delle mie esigenze, anzi, non avevo esigenze, sopravvivevo ad una situazione da cui non vedevo via d’uscita.
Ora non posso quasi credere quanta strada ho fatto dopo la pensione; piano piano ho cominciato a vivere, lasciandomi il passato alle spalle e concentrandomi sul presente. Non è stato facile.
Tutto è cominciato quando sono andata per la prima volta in vacanza al mare, era il 1989. Non c’erto mai stata e trovarmi lì da sola, senza dover lavorare, senza dover cucinare per nessuno, mi sembrava incedibile, era come un sogno. Finalmente ero libera di pensare, di riflettere, avevo a disposizione del tempo solo per me. E così mi guardai attorno, tutto era nuovo; quelle spiagge piene di gente, uomini, donne bambini, tutti mezzi nudi a prendere il sole. Giovani abbracciati sulla sabbia come nulla fosse mentre si scambiavano effusioni amorose. Io non riuscivo nemmeno a mettermi in costume, mi vergognavo, mi sentivo a disagio. La mia giovinezza mi tornava in mente, quell’educazione rigida, tutto era proibito, tutto era peccato, tutto era tabù. L’amore era chiuso dentro, tra paura e vergogna. Ma chi eravamo dunque allora, che vita quella era rispetto a questa di adesso?
Queste domande cominciavano ad affollarsi nella mia mente, domande che non mi ero mai fatta, e che mi obbligavano a riflettere, che mi ritornavano in mente di sera, davanti al mare che arrossava durante il tramonto. Che si facevano più insistenti di notte, guardando il riflesso della luna sulle onde morbide senza vento. E sentivo dentro di me crescere una coscienza diversa, qualcosa di strano che non sapevo ancora spiegare.
Cercavo di capire, di scavare dentro me stessa. E per la prima volta nella mia vita mi sentivo rilassata, senza responsabilità, di nuovo curiosa come una bambina, e proprio come una bambina, facevo lunghe passeggiate sulla spiaggia, specialmente all’alba, e, come una bambina, raccoglievo conchiglie colorate.
Tutto quel mare che si era mosso dentro di me stava però spingendo per venire fuori, e decisi così di cominciare a scrivere quello che sentivo. Prima per poter mettere in ordine i miei pensieri e poi per cercare di esprimere quello che sentivo. Volevo insomma cominciare a conoscere me stessa, iniziare un dialogo con me, dopo che mi ero trascurata per tutta una vita.
Mi ci è voluto del tempo e tanta forza di volontà, per iniziare a rimettere in discussione tutto quello che mi era stato imposto o che avevo semplicemente accettato senza pensare.
Avevo però capito che adesso, da pensionata, potevo guardare il mondo con occhi nuovi, e che quel mondo non era così piccolo e limitato come io credevo. Per prima cosa decisi che non potevo più essere schiava della casa e dei fornelli, e che quindi dovevo uscire ed incontrarmi con tutte quelle persone, pensionate come me che avevano tanto da dare e tanto da insegnarmi. Ed è stato proprio grazie ad una organizzazione di anziani che andai per la prima volta nella mia vita in vacanza in montagna. E anche lì fu un’esperienza incredibile; l’albergo era così curato, caldo, accogliente, tutti erano allegri, e si andava a tavola serviti e riveriti. Era la prima volta che facevo davvero l’ospite in 65 anni, se era un sogno, Dio mio non volevo svegliarmi.
E anche la montagna si rivelò piena di stupende sorprese, quelle vette maestose ed incantevoli, con il sole che appare dalla cima della montagna come scivolato giù dal cielo, e sulla cima opposta scompare tutto rosso infuocato ritornando da dove è venuto. In montagna c’era più occasione di stare insieme ai miei compagni di vacanza, passeggiando insieme nei sentieri dei boschi, respirando aria buona e profumata, senza odore di catrame. Era bello avere finalmente degli amici, con cui ridere, raccontasi storielle e barzellette, persone sconosciute che diventavano improvvisamente come amici da sempre. E tutti che commentavano in dialetto perugino quanta miseria e quanti patimenti avevano subito nella propria vita, lavorando come bestie quando ancora i padroni erano davvero padroni. Chi avrebbe mai creduto, in quei tempi là, che si sarebbe arrivati alla pensione, che ci sarebbe mai stata per noi una pensione! E si commentava che la pensione è davvero una cosa giusta, noi grazie a quella abbiamo cominciato a vivere, cosa che non era toccata cero ai nostri nonni. E ognuno raccontava la sue storie, i guai, le gioie, gli amori, per chi li aveva avuti, e chi invece non l’aveva mai provato. E io sempre più mi convincevo che l’amore è invece la cosa più importante. La vita senza amore non ha sapore, e senza dolore non ha valore!
E volevo approfondire questi pensieri, perché nel mio passato ho avuto grandi esperienze di dolore e di sofferenza e sentivo che dovevo scriverle, perché potevano essere utili ad altre persone, specialmente ai giovani, che devono sapere che senza passato non c’è futuro.
Proprio in montagna ho conosciuto poi una persona che sarebbe diventata molto importante per questo mio percorso di ricostruzione interiore, la presidente dell’Associazione AIDA che riunisce proprio signore non più giovani come me ma che hanno energie e tanta voglia di fare. Lei ho visto che lei apprezzava quello che stavo facendo e mi ha coinvolto pian piano nelle iniziative della associazione. Mi parlò del Progetto Donna europeo, e mi stimolò ad andare avanti nello scrivere e nel ricostruire i miei ricordi, che non erano solo miei, ma comuni a tutta la mia generazione di uomini e donne cresciuti tra la miseria e la guerra, attraverso un’epoca che ha cambiato il mondo intorno a noi in maniera irreversibile. Mi sono subito sentita a mio agio, la Presidente era dolce e premurosa e mi dava fiducia in quello che stavo facendo, poi cominciai a partecipare alle riunioni di gruppo, che avvenivano in palazzi pubblici bellissimi, che io avevo visto tutta la vita solo da fuori, e che scoprivo magnifici con i stupendi affreschi ed i soffitti decorati. Insieme a donne come me cariche di anni e di esperienze, mi trovavo per la prima volta a scambiare opinioni, a parlare dei problemi comuni, ad immaginare iniziative per coinvolgere altre persone e costruire insieme qualcosa che aiutasse ad uscire gli anziani, li stimolasse a trovare ancora interessi e piacere in quello che c’era da fare.
Per la prima volta mi sentivo importante, ascoltata, la mia opinione veniva presa in considerazione e le mie idee erano realizzate. Questo mi rendeva felice ed un po’ confusa, ma mi sentivo ancora un po’ fuori posto, le altre signore erano tutte più curate di me, io non avevo ancora preso in considerazione il mio aspetto esteriore, che trascuravo ormai da tanti anni per la vita che facevo.
Il lavoro, la famiglia, mi avevano reso schiava, ed ero proprio conciata male, mi sentivo una “pencellona”, cioè trascurata e malmessa, così non poteva continuare. Così mi organizzai, vestivo troppo male, avevo la bocca ridotta un pianto, i capelli lasciati al caso. Da bambina non avevo mai visto un dentista, ed il parrucchiere era una cosa da ricchi. Quando avevamo il mal di denti, si sopportava fino al limite, e poi si andava dal medico di condotta o al convento per togliere il dente guasto. E si faceva così, da sveglio, senza tanti riguardi, né per l’estetica né per il dolore. Ma adesso era diverso, dovevo cambiare, e dovevo farlo per me stessa. La pensione mi è servita anche a questo, presi appuntamento col dentista ed incominciai a far visita al parrucchiere. Quello che non ho fatto da giovane lo faccio adesso! E ne è valsa la pena!
Grazie anche a queste piccole cose si ritrovano gioie e piaceri dimenticati, si ricomincia a parlare di amore, di affetto, e si riscopre che i sentimenti non invecchiano mai. A dispetto dei capelli bianchi e delle schiene indolenzite, si sente che le emozioni e le sensazioni sono forti come a vent’anni. Così provavo molta tenerezza nel vedere coppie della mia età che si facevano tenerezze, che si tenevano per mano, cose per me del tutto dimenticate e sfuggite, e provavo tanti sentimenti combattuti nel vedere formarsi nuove coppie che parlavano anche di matrimonio! Ammiravo il loro coraggio e trovo giusto che in questi casi si segua sempre il cuore. Io non sono riuscita a farlo e vorrei tanto tornare indietro, andare alla ricerca dell’amore vero, della gentilezza, dell’affetto vero, della parola dolce, dell’abbraccio tenero, quello che almeno una volta nella vita tutti dovrebbero provare. Altro che peccato come dicevano a noi giovinette!
Insomma da quando sono andata in pensione la vita è stata tutta un’altra cosa, ed io sono la prima ad esserne sorpresa. E’ come se il tempo si fosse fermato, mi sento più giovane e piena di iniziative. Secondo me non c’è più quel senso di inutilità che prendeva i nostri vecchi, e di cui risentivano anche i giovani. Gli stessi nipoti adesso ci sono più vicini, vedendo il nonno pieno di vita, elegante, che va all’università, che vuole arricchire la sua cultura, che viaggia. E certo sarà più ascoltato ed i nipoti lo sentiranno più vicino. Io non avevo mai viaggiato, non avevo mai preso l’aereo, e ho avuto questa fantastica esperienza dopo che sono andata in pensione. E’ stato incredibile, provare tutte quelle nuove sensazioni, andare all’estero a rappresentare gli italiani della mia generazione! Non potevo credere che ero proprio io, quella contadinella che correva a piedi nudi lungo il Tevere, che adesso parlava invece davanti a tanti amici pensionati, venuti da tutto il mondo e che mi sorridevano e mi applaudivano.
La pensione può essere il risveglio dell’anima, il momento giusto per cercare la pace interiore, l’armonia con se stessi.
Io ho trovato tutto questo cominciando a scrivere. Poesie, storielle, racconti, pensieri in libertà, qualunque cosa mi venisse in mente, e poi, ho cominciato la storia della mia vita, dai primi ricordi, come in un film, come in un sogno. Ed è una cosa che consiglio a tutti. Scrivere è una grande terapia, è una atto d’amore verso sé stessi e verso la vita, è un modo per ritrovare cose che si erano perdute, per recuperare gioie passate e dolori infiniti, è l’unica maniera per riaffrontare il proprio passato. Io no avevo passato, avevo percorso tutta la mia strada come bendata, e così ho inciampato, sono caduta varie volte, e con tutto il carico di conseguenze sono comunque arrivata fin qua. Ci voleva la pensione, Dio Santo, per ritrovare il valore della vita e dell’amicizia, per scoprire chi ero e chi sono, e che cosa voglio fare in futuro!
Così vanno le cose e tanto vale stare insieme e volersi bene, perché, lieti o tristi, su questa terra siamo solo dei turisti.

1 commento:
Emozionante e tenero
Posta un commento