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giovedì 2 ottobre 2008


RAPINATORI IN REGOLA CON LA LEGGE

Ho scritto questa storia circa un anno fa,dopo che sono andato a ritirare un accantonamento di cento euro al mese durata 5 anni nella banca dove mi servo da circa trentanni,lo stralcio finale aime’ e’ un’esperienza personale,ma cosa ancora piu’ assurda al momento del ritiro mi e’ stato proposto lo stesso investimento (roba da matti) comunque mi sono tolto una soddisfazione,ho a loro proposto di prestarmi10.000,00 euro e puntualmente dopo 5 anni ne avrei restituiti 9.000,00 inutile dirvi che non hanno accettato.
Visto che le cose non sono migliorate,il mio estratto conto e’pieno di balzelli e spesucce di vario genere pubblico la storia di antonio e maria ,divertente e simpatica specialmente quando si tratta degli altri,ma decisamente amara se in qualche modo ci si riconosce...............................

Antonio e’ una persona di mezza eta’ tranquillo, una famiglia felice composta dalla moglie maria e tre bellissimi figlioli, ligio al suo dovere,gran lavoratore ha un alto senso della morale e crede fortemente nelle istituzioni e la giustizia.
Vive in una tranquilla cittadina del centro italia,nella sua vita non ha mai avuto problemi con nessuno nemmeno con i suoi condomini,e’ un accomodatore trova sempre la soluzione a tutto pur di non litigare,insomma una persona per bene.
Non e’ ricco vive con quel poco che il suo lavoro gli da’ visto che in famiglia lavora solo lui.
Pertanto diremo un uomo lontano da tutti i pericoli e le tentazioni e inganni che la nostra societa’ offre quotidianamente sotto forma di promozioni offerte ecc. ecc.
Ma veniamo a raccontare la disavventura di questo brav’uomo.
Come tutte le persone semplici crede nella sua banca dove quando gli avanza qualche liretta puntualmente la deposita nel suo piccolo libretto di risparmio, capirete come si senta orgoglioso
Quando vede passare gli spot in televisione dove i custodi del suo piccolo capitale con sorrisi e belle parole promettono e dimostrano onesta’ e sicurezza.
Allora lui si sente importante,certo che i suoi spiccioli sono in buone mani,addirittura nel suo incoscio vede e considera il direttore e i dipendenti come persone di famiglia,insomma gente di cui ci si puo’ fidare.anche perche’crede nella giustizia,insomma da che mondo e’ mondo chi ruba va in galera.
La crescita molto modesta di quel piccolo capitale serve per garantire almeno una festa decorosa per i suoi figli quando faranno cresima e comunione,quel tanto che basta per non farli sfigurare con i loro coetanei.
Un bel giorno gli arriva una comunicazione dalla sua banca,che lo invita a presentarsi il piu’ presto
Possibile nei loro uffici causa importanti comunicazioni che lo riguardano.
Antonio passa la notte rigirandosi continuamente nel letto,si alza in continuazione tanto da far preoccupare la moglie maria che cerca in tutti i modi di tranquillizzarlo.
Finalmente arriva il mattino,antonio vestito con giacca e cravatta si presenta puntuale alla filiale dei suoi angeli custodi ,con in bella vista la lettera di convocazione ,viene accompagnato da un signore molto gentile in un ufficio dove finalmente ha la certezza che non si era sbagliato,il direttore e’ piu’ di un famigliare, lo accoglie a braccia aperte,grandi strette di mano una pacca sulla spalla e tanti bei consigli che antonio deve seguire,perche’ la sua banca, che gli vuole tanto bene e si preoccupa di lui e dell’avvenire dei suoi figli ritiene giusto che quei due soldini sapientemente gestiti da loro potrebbero crescere piu’ in fretta.
Cosa dire sono veramente delle brave persone,finalmente qualcuno nella sua vita gli propone un’ottima occasione di guadagno.
Come per incanto arriva un signore molto gentile,elegantemente vestito,un vero esperto in investimenti bancari,si capisce da come parla,usa termini che antonio non ha mai sentito,
sentir parlare di bond,obbligazioni ecc.ecc.
un’altra calorosa stretta di mano con il direttore e via con questo sapiente in un’ altro ufficio dove finalmente grazie ai suoi grandi amici potra’ progettare qualche sfizio per i suoi figlioli. E perche’ no cambiare anche quel vecchio catorcio di auto che possiede e custodisce con zelo da ormai 20 anni.
Cosa dire quando l’esperto consiglia di investire quei quattro soldini in quel gran colosso di parmalat ,idea decisamente meravigliosa,sicura,vede tutte le sere in televisione le pubblicita’ e poi e’ la sua amica banca che che lo consiglia.
senza nemmeno pensarci due volte firma tranquillamente senza leggere una sfilza di documenti scritti piccolo piccolo,mica penserete che il suo amico quasi fratello,cosi’ esperto possa dargli una fregatura.
E allora via tutti quei sudati risparmi finalmente potranno permettergli un futuro migliore,e’ veramente fortunato ad avere la sua amica banca.
Poi quel signore e’ veramente un esperto e lui si sente fortunato quando oltre a parmalat gli viene proposto un’accantonamento di cento euro al mese per 5 anni sotto forma di risparmio,praticamente dopo 5 anni la banca gli restituira’6.000 euro piu’ gli interessi ed inoltre godra’ di un‘assicurazione sulla vita,accidenti quando si dice la fortuna,se disgraziatamente gli succedera’ di passare a miglior vita grazie alla sua amica banca la sua famiglia almeno potra’ sopravvivere.
E via a firmare altri documenti scritti piccolo piccolo,non importa leggerli c’e’ quel signore tanto per bene che sa tutto,perche’ preoccuparsi.
Un saluto a qull’angelo che tanto gentilmente gli ha prospettato un futuro meraviglioso,tutto felice antonio esce dala banca,non vede l’ora di informare maria del buon affare che ha fatto.
Giorno di festa in casa di antonio i figli si fanno raccontare piu’ volte la splendida mattinata,sono cosi’ orgogliosi del loro papa’e i suoi nuovi amici.
Il tempo passa,quei cento euro al mese sono proprio pesanti da accantonare,ma come si dice niente viene per niente.
Come un fulmine a ciel sereno un giorno al telegiornale antonio e famiglia assistono all’arresto del patron di parmalat,pensano subito a uno sbaglio,quel tanzi non e’ per niente preoccupato,anzi sorride e saluta sicuramente e’ uno sbaglio.
Ma come si sa le mogli ne sanno una piu’ del diavolo e maria comincia a nutrire dei sospetti su quei nuovi amici tanto da convincere antonio a fare un piccolo salto in banca,tanto per sentirsi tranquilli.
E qui viene il bello,i suoi amici sono stati trasferiti in un’altra filiale, e quelli che dovrebbero essere i suoi nuovi angeli custodi come si accorgono che non dispone piu’ di nulla con fare frettoloso e scostante gli ricordano e consigliano di onorare quel versamento mensile di 100 euro.
Cosa dire uscendo dalla banca antonio si sente come pinocchio nel campo dei miracoli,spariti i zecchini e il gatto e la volpe.
La sera davanti al telegiornale antonio e famiglia seguono tutte le vicende parmalat e scoprono
Con dispiacere e disappunto che anche la famigerata giustizia a cui tanto credevano e loro ultima speranza ,non e’ di questo mondo.
Ma non finisce qui rimane l’accantonamento mensile,una bella assicurazione sulla vita,bisogna pero’ leggere quelle scritte piccole piccole,almeno se succede qualche cosa la famiglia puo’ stare tranquilla.
E’ destinato come assicurativa meno di quattro euro a quota,antonio non puo’ permettrsi di morire
Con i soldi che gli riconoscera’ la banca, la sua famiglia potra’ permettersi una piccola corona dal fioraio e forse con uno sconto due messe a suffragio.
Passano cinque anni e scadono questi famosi accantonamenti mensili definiti dalla banca premi unit
Nel frattempo hanno subito delle modifiche,l’investimento e’ a vita non piu’ vincolato,antonio puo’ritirare quando vuole il suo piccolo capitale che sicuramente sara’ cresciuto.
Fatta la richiesta in banca scopre che a fronte di un accantonamento di 5.800 euro la banca ne restituisce 5.500.
Purtroppo e’ una storia vera, antonio e maria non credono piu’ nelle banche ,nella giustizia,ogni volta che squilla il telefono fanno rispondere ai loro figli,cio’ che li spaventa e’ una banalissima frase “buongiorno la sua amica banca, vorremmo proporgli un ottimo pacchetto di investimento”

lunedì 14 aprile 2008

SUPERIAMO IL MAESTRO(tutto puo' accadere)


Maidireristorante Blog propone a tutti blogger Chef e Chef Lady e casalinghe appassionat di cucina l'esecuzione dello stesso piatto del Film ed inviarlo con link del proprio Blog e nome dell'esecutore a questa e-mail:
g_lemura@hotmail.com
I piatti saranno numerati e poi inseriti su questo Blog e si commenteranno con le votazioni personali di ogn uno di noi per via demoscopica. L'esecuzione più votata avrà premio importante di visibilità. Non è una gara ma un confrontarsi simpaticamente nel descriverne i procedimenti adottati da ogni uno dei partecipanti. Chi vuole partecipare lasci commento ed invii due foto :una dall’alto sul piatto ed una in prospettiva come una normale foto visibile. Il fine del gioco è conoscersi e scambio opinioni, visibilità web , confrontarsi , aiutarsi ed instaurare un rapporto di amicizia sano.
Avanti con le iscrizioni: nome Blog e nome e cognome nei commenti dello Chef o Chef Lady. Le foto inviate saranno postate man mano che ricevo.
I piatti saranno numerati e poi inseriti su http://maidireristorante.splinder.com/ Volendo potete fare anche video e metterlo on line per visura.Regolamento . Verranno tenute conto le seguenti cose. • Il Tono degli ingredienti assemblati sinuosità tra di loro e trattamento di cottura • Originalità nell'esecuzione e praticita'. • Esecuzione velocità e svolgimento • Effetto della fotografia La giuria saremo noi stessi.Alla fine dell’evento ci sarà un
commento esclusivo relativo alla manifestazione di Stefano Buso
Inzio Giocogara 10/Aprile/2008 scadenza invio foto il 10/maggio/2008 Valutazione vincitore giorni 5. risultato e verdetto del vincitore .20/maggio / 2008 Il vincitore avra' diritto ai segenti Premi:
Il Blog Baol scriverà un post ispirato e dedicato al vincitore del "concorso"
Mimmo (Baol) BLOGBanner su Mai Dire Ristorante Rilevanza dell'evento su Portale Importante che sto definendo con foto piatto e Chef o Lady Chef che ho appena linkato sopra. Vincita di una coppa MAIDIRERISTORANTEBLOG in merito alla Gara che daro' io stesso in sede da definire. Sperando siate in tanti a partecipare . Vi giunge il mio saluto con affetto

martedì 8 aprile 2008

e' talmente bello questo racconto di rina gatti,che non ho resistito a pubblicarlo


Oggi è il mio compleanno. Ho compiuto 74 anni, il mio nome è Rina, Rina Gatti.
Vivo a Perugia da molti anni, ma sono nata in campagna, da una famiglia di contadini, nella pianura che affianca il fiume Tevere, a pochi chilometri da qui.
Sono pensionata già da molti anni, e mi sembra incredibile poter adesso ripercorrere tutta la mia vita, dalla campagna di Torgiano, dalle corse a piedi nudi lungo il fiume, fino adesso. Eppure la mia vita, la coscienza del tempo e dei ricordi, è cominciata in un certo senso proprio dal momento in cui sono andata in pensione. Fino ad allora avevo fatto tanti lavori, tutti duri, spesso umili, sobbarcandomi anche il peso della mia famiglia e di un marito irresponsabile. Il lavoro ed il dovere erano state fino ad allora le uniche priorità, tutto veniva prima dei miei bisogni e delle mie esigenze, anzi, non avevo esigenze, sopravvivevo ad una situazione da cui non vedevo via d’uscita.
Ora non posso quasi credere quanta strada ho fatto dopo la pensione; piano piano ho cominciato a vivere, lasciandomi il passato alle spalle e concentrandomi sul presente. Non è stato facile.
Tutto è cominciato quando sono andata per la prima volta in vacanza al mare, era il 1989. Non c’erto mai stata e trovarmi lì da sola, senza dover lavorare, senza dover cucinare per nessuno, mi sembrava incedibile, era come un sogno. Finalmente ero libera di pensare, di riflettere, avevo a disposizione del tempo solo per me. E così mi guardai attorno, tutto era nuovo; quelle spiagge piene di gente, uomini, donne bambini, tutti mezzi nudi a prendere il sole. Giovani abbracciati sulla sabbia come nulla fosse mentre si scambiavano effusioni amorose. Io non riuscivo nemmeno a mettermi in costume, mi vergognavo, mi sentivo a disagio. La mia giovinezza mi tornava in mente, quell’educazione rigida, tutto era proibito, tutto era peccato, tutto era tabù. L’amore era chiuso dentro, tra paura e vergogna. Ma chi eravamo dunque allora, che vita quella era rispetto a questa di adesso?
Queste domande cominciavano ad affollarsi nella mia mente, domande che non mi ero mai fatta, e che mi obbligavano a riflettere, che mi ritornavano in mente di sera, davanti al mare che arrossava durante il tramonto. Che si facevano più insistenti di notte, guardando il riflesso della luna sulle onde morbide senza vento. E sentivo dentro di me crescere una coscienza diversa, qualcosa di strano che non sapevo ancora spiegare.
Cercavo di capire, di scavare dentro me stessa. E per la prima volta nella mia vita mi sentivo rilassata, senza responsabilità, di nuovo curiosa come una bambina, e proprio come una bambina, facevo lunghe passeggiate sulla spiaggia, specialmente all’alba, e, come una bambina, raccoglievo conchiglie colorate.
Tutto quel mare che si era mosso dentro di me stava però spingendo per venire fuori, e decisi così di cominciare a scrivere quello che sentivo. Prima per poter mettere in ordine i miei pensieri e poi per cercare di esprimere quello che sentivo. Volevo insomma cominciare a conoscere me stessa, iniziare un dialogo con me, dopo che mi ero trascurata per tutta una vita.
Mi ci è voluto del tempo e tanta forza di volontà, per iniziare a rimettere in discussione tutto quello che mi era stato imposto o che avevo semplicemente accettato senza pensare.
Avevo però capito che adesso, da pensionata, potevo guardare il mondo con occhi nuovi, e che quel mondo non era così piccolo e limitato come io credevo. Per prima cosa decisi che non potevo più essere schiava della casa e dei fornelli, e che quindi dovevo uscire ed incontrarmi con tutte quelle persone, pensionate come me che avevano tanto da dare e tanto da insegnarmi. Ed è stato proprio grazie ad una organizzazione di anziani che andai per la prima volta nella mia vita in vacanza in montagna. E anche lì fu un’esperienza incredibile; l’albergo era così curato, caldo, accogliente, tutti erano allegri, e si andava a tavola serviti e riveriti. Era la prima volta che facevo davvero l’ospite in 65 anni, se era un sogno, Dio mio non volevo svegliarmi.
E anche la montagna si rivelò piena di stupende sorprese, quelle vette maestose ed incantevoli, con il sole che appare dalla cima della montagna come scivolato giù dal cielo, e sulla cima opposta scompare tutto rosso infuocato ritornando da dove è venuto. In montagna c’era più occasione di stare insieme ai miei compagni di vacanza, passeggiando insieme nei sentieri dei boschi, respirando aria buona e profumata, senza odore di catrame. Era bello avere finalmente degli amici, con cui ridere, raccontasi storielle e barzellette, persone sconosciute che diventavano improvvisamente come amici da sempre. E tutti che commentavano in dialetto perugino quanta miseria e quanti patimenti avevano subito nella propria vita, lavorando come bestie quando ancora i padroni erano davvero padroni. Chi avrebbe mai creduto, in quei tempi là, che si sarebbe arrivati alla pensione, che ci sarebbe mai stata per noi una pensione! E si commentava che la pensione è davvero una cosa giusta, noi grazie a quella abbiamo cominciato a vivere, cosa che non era toccata cero ai nostri nonni. E ognuno raccontava la sue storie, i guai, le gioie, gli amori, per chi li aveva avuti, e chi invece non l’aveva mai provato. E io sempre più mi convincevo che l’amore è invece la cosa più importante. La vita senza amore non ha sapore, e senza dolore non ha valore!
E volevo approfondire questi pensieri, perché nel mio passato ho avuto grandi esperienze di dolore e di sofferenza e sentivo che dovevo scriverle, perché potevano essere utili ad altre persone, specialmente ai giovani, che devono sapere che senza passato non c’è futuro.
Proprio in montagna ho conosciuto poi una persona che sarebbe diventata molto importante per questo mio percorso di ricostruzione interiore, la presidente dell’Associazione AIDA che riunisce proprio signore non più giovani come me ma che hanno energie e tanta voglia di fare. Lei ho visto che lei apprezzava quello che stavo facendo e mi ha coinvolto pian piano nelle iniziative della associazione. Mi parlò del Progetto Donna europeo, e mi stimolò ad andare avanti nello scrivere e nel ricostruire i miei ricordi, che non erano solo miei, ma comuni a tutta la mia generazione di uomini e donne cresciuti tra la miseria e la guerra, attraverso un’epoca che ha cambiato il mondo intorno a noi in maniera irreversibile. Mi sono subito sentita a mio agio, la Presidente era dolce e premurosa e mi dava fiducia in quello che stavo facendo, poi cominciai a partecipare alle riunioni di gruppo, che avvenivano in palazzi pubblici bellissimi, che io avevo visto tutta la vita solo da fuori, e che scoprivo magnifici con i stupendi affreschi ed i soffitti decorati. Insieme a donne come me cariche di anni e di esperienze, mi trovavo per la prima volta a scambiare opinioni, a parlare dei problemi comuni, ad immaginare iniziative per coinvolgere altre persone e costruire insieme qualcosa che aiutasse ad uscire gli anziani, li stimolasse a trovare ancora interessi e piacere in quello che c’era da fare.
Per la prima volta mi sentivo importante, ascoltata, la mia opinione veniva presa in considerazione e le mie idee erano realizzate. Questo mi rendeva felice ed un po’ confusa, ma mi sentivo ancora un po’ fuori posto, le altre signore erano tutte più curate di me, io non avevo ancora preso in considerazione il mio aspetto esteriore, che trascuravo ormai da tanti anni per la vita che facevo.
Il lavoro, la famiglia, mi avevano reso schiava, ed ero proprio conciata male, mi sentivo una “pencellona”, cioè trascurata e malmessa, così non poteva continuare. Così mi organizzai, vestivo troppo male, avevo la bocca ridotta un pianto, i capelli lasciati al caso. Da bambina non avevo mai visto un dentista, ed il parrucchiere era una cosa da ricchi. Quando avevamo il mal di denti, si sopportava fino al limite, e poi si andava dal medico di condotta o al convento per togliere il dente guasto. E si faceva così, da sveglio, senza tanti riguardi, né per l’estetica né per il dolore. Ma adesso era diverso, dovevo cambiare, e dovevo farlo per me stessa. La pensione mi è servita anche a questo, presi appuntamento col dentista ed incominciai a far visita al parrucchiere. Quello che non ho fatto da giovane lo faccio adesso! E ne è valsa la pena!
Grazie anche a queste piccole cose si ritrovano gioie e piaceri dimenticati, si ricomincia a parlare di amore, di affetto, e si riscopre che i sentimenti non invecchiano mai. A dispetto dei capelli bianchi e delle schiene indolenzite, si sente che le emozioni e le sensazioni sono forti come a vent’anni. Così provavo molta tenerezza nel vedere coppie della mia età che si facevano tenerezze, che si tenevano per mano, cose per me del tutto dimenticate e sfuggite, e provavo tanti sentimenti combattuti nel vedere formarsi nuove coppie che parlavano anche di matrimonio! Ammiravo il loro coraggio e trovo giusto che in questi casi si segua sempre il cuore. Io non sono riuscita a farlo e vorrei tanto tornare indietro, andare alla ricerca dell’amore vero, della gentilezza, dell’affetto vero, della parola dolce, dell’abbraccio tenero, quello che almeno una volta nella vita tutti dovrebbero provare. Altro che peccato come dicevano a noi giovinette!
Insomma da quando sono andata in pensione la vita è stata tutta un’altra cosa, ed io sono la prima ad esserne sorpresa. E’ come se il tempo si fosse fermato, mi sento più giovane e piena di iniziative. Secondo me non c’è più quel senso di inutilità che prendeva i nostri vecchi, e di cui risentivano anche i giovani. Gli stessi nipoti adesso ci sono più vicini, vedendo il nonno pieno di vita, elegante, che va all’università, che vuole arricchire la sua cultura, che viaggia. E certo sarà più ascoltato ed i nipoti lo sentiranno più vicino. Io non avevo mai viaggiato, non avevo mai preso l’aereo, e ho avuto questa fantastica esperienza dopo che sono andata in pensione. E’ stato incredibile, provare tutte quelle nuove sensazioni, andare all’estero a rappresentare gli italiani della mia generazione! Non potevo credere che ero proprio io, quella contadinella che correva a piedi nudi lungo il Tevere, che adesso parlava invece davanti a tanti amici pensionati, venuti da tutto il mondo e che mi sorridevano e mi applaudivano.
La pensione può essere il risveglio dell’anima, il momento giusto per cercare la pace interiore, l’armonia con se stessi.
Io ho trovato tutto questo cominciando a scrivere. Poesie, storielle, racconti, pensieri in libertà, qualunque cosa mi venisse in mente, e poi, ho cominciato la storia della mia vita, dai primi ricordi, come in un film, come in un sogno. Ed è una cosa che consiglio a tutti. Scrivere è una grande terapia, è una atto d’amore verso sé stessi e verso la vita, è un modo per ritrovare cose che si erano perdute, per recuperare gioie passate e dolori infiniti, è l’unica maniera per riaffrontare il proprio passato. Io no avevo passato, avevo percorso tutta la mia strada come bendata, e così ho inciampato, sono caduta varie volte, e con tutto il carico di conseguenze sono comunque arrivata fin qua. Ci voleva la pensione, Dio Santo, per ritrovare il valore della vita e dell’amicizia, per scoprire chi ero e chi sono, e che cosa voglio fare in futuro!
Così vanno le cose e tanto vale stare insieme e volersi bene, perché, lieti o tristi, su questa terra siamo solo dei turisti.

lunedì 7 aprile 2008

I MATTI DEL TEMPO


----Amano la pioggia, i temporali e il maltempo. Adorano le bufere di vento e le fredde giornate invernali, magari con fiocchi di neve che intasano il traffico in Città. Ogni qual volta si scatena un temporale, schizzano fuori dal luogo in cui si trovano per recarsi in una piazza, in un largo dal quale possono ammirare il cielo e, magari, scattare delle fotografie alle nubi imponenti, ai fulmini ed alle saette, spesso rischiando la vita. Nelle giornate calme e soleggiate, si armano di macchine fotografiche e videocamere digitali, e con l'automobile si involano lontano da casa per centinaia di chilometri a caccia di interessanti fenomeni atmosferici. Le loro passioni sono i viaggi, la fotografìa e soprattutto i fenomeni dell'atmosfera, meglio se violenti. Negli Stati Uniti d'America sono identificati socialmente come "Cacciatori di Tornado", sono esperti di meteorologia, studiano il clima e l'atmosfera, lavorano presso centri di ricerca e di allerta per la salvaguardia e la prevenzione del territorio in caso di catastrofi dovute ad eventi naturali, sono dotati di autovetture robuste e potenti munite di radar doppler, collegamento internet e hanno i più avanzati mezzi fotografici e videografici a bordo. Realizzano documentari e reportage che poi vengono mandati in onda in tutto il mondo. In Italia, apparentemente, questa figura non esiste. Non esistono i "Cacciatori di Tornado", nessuno lavora girando il paese per studiare il clima con attrezzature sofisticate e se qualcuno "confessa" di amare il maltempo viene tacciato, anche dai più vicini amici, di essere l'uccello del malaugurio. Come rispondereste, infatti, a chi viene a dirvi : "Speriamo che oggi piova." Chi addirittura dice di andare in giro di notte con macchine fotografiche e cineprese incontro ad un temporale, viene preso per pazzo.Eppure i cacciatori di tornado esistono anche in Italia, si auto-definiscono "Meteo -Appassionati", si comportano esattamente come i "colleghi" Statunitensi anche se l'interesse per i fenomeni estremi dell'atmosfera deve rimanere una passione, poiché non ci sono sbocchi occupazionali nel settore e quindi bisogna conciliare il lavoro di tutti i giorni con la "caccia ai tornado", che è per forza di cose limitata ad essere un hobby da praticare nei ritagli di tempo libero. Da qui il nome Meteo-Appassionati. Sono tantissimi, in Italia, coloro che amano il maltempo, i temporali ed i fenomeni dell'atmosfera: probabilmente oltre un milione e mezzo di persone. Almeno così stimano coloro che sono maggiormente vicini all'ambiente meteorologico nel nostro Paese, facendo una proporzione con i numeri di meteo/appassionati che si ritrovano nei vari siti internet meteo nazionali e nei rispettivi raduni. Fino a circa 10 anni fa, ogni meteo/appassionato Italiano credeva di essere l'unica persona talmente folle da andare appresso ai temporali o alle nevicate, di rinunciare a week-end con amici e parenti preferendo una scappatella in montagna dove la dama bianca, nei mesi invernali, si posa magica e soave su ogni cosa. Con l'avvento di internet, finalmente, dopo la metà degli anni '90, sono nate le prime Community in cui i meteo/appassionati si sono messi in relazione tra loro, ed i numeri sono in costante crescita. I meteo/appassionati grazie alle tecnologie moderne, seguono gli aggiornamenti on-line dei satelliti e delle mappe radar, le fulminazioni e tutte quelle cartine che possono far capire come sta evolvendo il tempo in diretta: tecnicamente si parla in questa fase di now/ca-sting. Grazie ad internet, molti meteo/appassionati che vivono in ogni angolo del Paese sono diventati amici ed hanno creato degli intensi rapporti personali, e quando si vedono vivono con intensità e divertimento il poco tempo a disposizione, anche perché sono gli unici che vicendevolmente riescono a capirsi e solo tra loro possono parlare di determinati argomenti che le persone "comuni" giudicherebbero banali, stupidi e magari infantili. Oggi seguono con interesse le previsioni del tempo e, nella maggior parte dei casi, imparano a farle in prima persona, in modo attento e preciso, perché da appassionati hanno l'esigenza di capire come sarà il tempo nelle ore e nei giorni successivi. Quando sono in arrivo ondate di maltempo, si preparano mentalmente e psicologicamente, e se poi una depressione si rivela un flop, e invece dei preannunziati temporali spunta il sole, rimangono delusi come se avessero scoperto che la moglie li ha traditi. La passione per la meteorologia è una passione innata, che si esprime nel momento in cui si scatenano violenti fenomeni atmosferici: l'emozione per la spettacolarità di un fulmine che cade sul mare, la magia della montagna seppellita da un'abbondante nevicata, l'ebbrezza di sciare con il freddo vento in faccia, di dormire la sera a casa mentre fuori dalla finestra candidi fiocchi bianchi rendono natalizia l'atmosfera, di ammirare un vortice tornadico che ruota con violenza e velocità superiore ai 200km/h, distruggendo tutto ciò che trova sulla propria strada: l'adrenalina trasmessa da questi fenomeni fa venire la pelle d'oca a chi vive in sintonia con il mondo della natura ed a chi ha studiato per capire i meccanismi che fanno funzionare l'atmosfera. I meteo/appassionati quindi non si limitano ad una piacevole osservazione dei fenomeni estremi dell'atmosfera, ma studiano per capire cosa c'è dietro, quali sono le cause che determinano quell'evento e quali possono essere le conseguenze, e oltre produrre documenti fotografici e videografici (quindi a trasmettere agli altri la propria passione e le proprie emozioni), potrebbero essere uno strumento di utilità sociale, per evitare o comunque limitare le conseguenze che possono essere determinate dai violenti fenomeni atmosferici: sperando che anche in Italia qualcuno si renda conto di questo e si accorga di loro. Forse. O forse è meglio di no: le passioni più belle sono quelle incomprese, quelle vissute quasi con segretezza e con originalità. Vivere la passione per la meteorologia vuoi dire vivere la vita in sintonia con il mondo della natura e dell'atmosfera: non è semplice farlo vivendo, al tempo stesso, in armonia con la società civile e con l'umanità. L'abilità dei meteo/appassionati sta anche nel trovare gli equilibri giusti per non dover rinunciare alla passione più bella della vita e, al tempo stesso, per non essere esclusi dalla società contemporanea, in crisi di valori, sempre più consumistica e materialista, agli antipodi di quelle che sono le basi dei meteo appassionati.

sabato 5 aprile 2008


Le osterie furono fino al secondo dopoguerra l'unico posto di ritrovo per uomini, che di esse avevano il culto, poiché servivano a dimenticare un pò l'eterna fame e le miserie, le noie della famiglia e il faticoso lavoro per il pane quotidiano. Alcune osterie avevano il gioco delle bocce, ma i giochi più praticati erano le carte e la morra (mura). Mi ricordo ancora che da piccolo, se entravo in un'osteria specialmente d'inverno, ero assalito da un denso fumo e da quell'eterno vociare: Nelle osterie,oltre a bere vino, si mangiava anche bergna (carne secca pecorina), polenta e cotechini, salami, formagelle e rape. Il gioco della morra si praticava specialmente in autunno e d'inverno, quando le giornate erano fredde e le serate lunghe, e i lavori di campo e di prato erano cessati. Qualcuno cominciava a giocare al mattino e terminava la notte tarda. Si metteva di solito in palio il vino che si beveva. Non era raro il caso che, sia per i fumi del vino, sia per la lunga tensione, nascessero forti discussioni e litigi per i punti contestati, che si trasformavano di frequente in insultazioni e scariche di pugni. Per questo motivo il gioco della morra fu poi proibito. Esso è uno dei più antichi giochi d'azzardo, e risale nientemeno che agli Etruschi. Un'anfora greca dei musei vaticani raffigura infatti Achille ed Aiace intenti a questo divertimento. Nel Medioevo fu molto diffuso in Italia e nelle nazioni neolatine (ludus morrae). Il gioco si basava sulla velocità di intuizione e sulla fortuna individuale. I due giocatori, guardandosi negli occhi, pronunciavano un numero e contemporaneamente ne indicavano un altro con le dita di una mano. Vinceva che riusciva a indovinare il totale, ossia il numero che si ricavava sommando il proprio "lancio" con quello dell'avversario. Possiamo immaginare quanto tempo si sprecò nei secoli passati dagli uomini dei nostri paesi nelle fumicose osterie in questo rozzo gioco, che sembrava fatto apposta per favorire ubriacature, bestemmie e litigi. Dal secondo dopoguerra in avanti le osterie degenerarono. Gradualmente quelle antiche vennero chiuse, e quelle rimaste si abbellirono di apparati luccicanti, scartando le panche, il camino, i gatti, la scansie annerite coi boccali, le misure di vetro dei litri, mezzi e quartini, e presero l'esotico nome di "bar" o quello di caffé. L'osteria di stampo antico, con la sua rustica espressione di arredamento e di frequentatori, è oggi praticamente scomparsa, e il nome stesso "osteria" è già disusato tra la gente e messo tra i vocaboli antiquati. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------PROSEGUE UN RICORDO DIALETTALE DEI CASTELLI ROMANI-----------------------------------------------------------------------------------------------So’ stati i primi “locali pubblici” che so’ conosciutu quand’ero munellu. L’Osterie perché stèvino attorno a casa, e ‘e farmacie perché Mamma me ce manneva a pià ‘e medicine. Gnente a che vedè co’ i Wine Bar o l’Enoteche de oggi, l’Osteria atro nun era che u Tinellu de casa, ndò prima s’era portata l’Uva da ‘a vigna, po’ s’era svinatu, pistatu, s’ èrino fatte torcitura e filtratura, e mo se beveva o vino. Basteva mette ‘na tabbella “a bandiera” fori a porta, e l’Osteria era pronta… I stessi cristiani che èrino portatu l’uva dentro (Vignaroli, Camionisti, Potatori, Zappatori, etc., ma anche sedicenti Dottori, ca’ Prete, ca’ Politicu locale), mò se riportèvino o vino fori; l’uva a portèvino dentro co’ i bigonzi, o vino ‘o portèvino fori dentro ‘a panza. E piano piano, co’ l’anni, tra cristiani e bigonzi ‘n c’ era più differenza. All’Osteria nun se java a cercà “lo Chardonnay”, “il Brunello”, “la Falanghina”; o vino era bianco, rosso e “a portà via”. E i prezzi èrino diversi: 130 lire a u litru o bianco, 150 o rosso (a parità de lavoru l’uva rossa rendeva de meno e de conseguenza o vino teneva da custà deppiù), 110 lire “a portà via” (se riferisceva a o vino bianco, che, si nun te fermevi du’ ore a rompe i cojoni dentro all’osteria pe’ beve ‘n quartinu, ma te ne pievi ‘na tanica e te ne javi subbito, l’oste era dispostu a fattelo pagà de meno). Nun c’ èrino probblemi pe’ “la Tannicità”, “il Corpo” il “Retrogusto”; dall’enologu se compreva zucchero e bisolfìto, e o vino, da quello de’ Pratone a quello de Campuvecchiu, se medicheva tutto a’ stessa maniera. Pe’ riescì a beve a certe Osterie, te tenevi da portà almeno tre amici: due che te reggèvino e u terzu che te faceva beve pe’ forza. “Agrum Est!”… rideva u Bocciu, quandu ‘ssaggeva o vino de Severino, che teneva a vigna sotto Tuscolo… Dell’Osterie me piaceva l’odore de u pavimentu de cimento grezzo, ‘nnacquatu e scopatu; a schiuma de o vino quando esceva da ‘a cavola e me faceva pizzicà u nasu; o fresco all’interno, l’atmosfera fumosa, ‘a penombra misteriosa… I munelli nun èrino ammessi, ma tante vote ca’ moje ce commanneva de ì a chiamà quistu o quillu maritu, che stèvino a beve tuttu u pomeriggiu e n’escèvino più, e allora capiteva de ‘ffacciasse… Potevi così vedè i tavolini ‘nfila, e, pe’ sedili, ‘e panche lunghe; e po’ i quartini, i mezzi litri e i litri co’ u siggillu de’ piombo de’ a Finanza, allineati comme matriosche, vicino a u caratellu co’ ‘a cavola ‘nfilata. E ‘llì bicchieroni grossi, da ‘nquartu… Ma u spettacolu più forte èrino i clienti: u Bottu; Tubbo; Baseotto; Venusto; Totò; Leandro; Dante u Pucinaru; u Professore; i Rocchiciani, e tanti atri, a ssedè, a giocà a Briscola e Tressette, a stordisse co’ o vino, a parlà de tutto malamente, a ffà progetti grandiosi, a riccontà de ‘a guera, a minaccià spari e cortellate… Po’ mprovisamente, tre o quattro escèvino de fori… tu pensevi che se volessero menà… e ‘nvece no: comincèvino a strillà i nnummeri de a mora: Cinqueee... Ottooo... Tuttaaa… buttèvino co’ a mano destra, e co’ a sinistra contèvino i punti, partènno da u mignolu, che è così scòmmido, speciarmente quandu stì a due!