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mercoledì 20 gennaio 2010

SHAKER QUASI OTTANTANNI FA


Lo Shaker La battuta di James Bond"shakerato”, non mescolato diventa una specie di slogan. Ma che significa esattamente?ln senso stretto i drinks chiari di solito si mescolano a quelli più densi che contengono albume, mentre creme e succhi devono essere schakerati.Questi drinks possono essere mescolati con un frullatore, ma comunque vanno filtrati per eliminare pezzetti di ghiaccio o di frutta che possono compromettere la presentazione. Esistono tipi diversi di shaker; quello più comune è un contenitore dotato di una chiusura filtrante e di un coperchio.Dopo aver shakerato gli ingredienti raccolti nel contenitore con il ghiaccio si toglie il coperchio e si versa direttamente il coctail attraverso il tappo forato per trattenere eventuali pezzetti rimasti solidi. Non shakerate mai una bevanda frizzante e non riempite mai oltre 3/4. Se vi trovate nella situazione di dover preparare più coctail shakerati sarebbe bene utilizzare almeno 2 shakers, uno per i drinks che contengono ingredienti dai sapori più marcati e l’altro per quelli più delicati. Questo è consigliabile per non trasferire tracce dì sapori troppo forti a quei drinks il cui gusto potrebbe esserne modificato. Per lo stesso motivo è consigliabile sciacquare sempre lo shaker o qualsìasi altro utensile tra la preparazione di un coctail e l'altro.Tra il 1880 e la fine degli anni 30 furono numerosi i brevetti relativi a forme più o meno bizzarre di shaker. Gli shaker a forma di "gamba di donna”compaìono attorno al 1937 e sono composti da quattro pezzi :la scarpa di metallo più o meno costoso, la gamba in vetro, il coperchio e il tappino a vite in metallo. Il successo fu grande anche perché negli american bar, prese"piede" [...è proprio il caso di dirlo]la frase "shake thè leg"[shakera la gamba] che diventerà negli anni successivi una sollecitazione a" muoversi "sbrigarsi".Sulle origini del coctail esiste una letteratura piuttosto fantasiosa. C'è chi lo attribuisce a un re di Francia che aveva l'abitudine di titillare un suo sommellier o cantiniere con una penna di gallo, chi racconta di un'antico messicano che diede ad una mistura spiritosa il nome dì una sua figlia prediletta[Yochiti]. Comunque il coctail esisteva già alle fine del XVIII secolo. Nella Royal Street di New Orieans al numero 437 si leggeve la scritta "The coctail is born". Si dice che la mistura dì liquori sia nata in quella casa dove ,negli ultimi anni del 600, un creolo dì Santo Domingo aveva aperto una farmacia o drugstore. Il locale era molto frequentato per la fama di guarire vari malanni con un suo tonico,nel quale si associavano diversi amari. Le gazzette del 29 dicembre 1874 riferiscono la cronaca di un banchetto offerto dall'ex governatore dì New York, nella casa della madre di Winstone Churchill, durante il quale agli ospiti fu servito un coctail la cui formula è rimasta uguale fino ai nostri giorni. Si può certamente quindi fare coincidere la data di nascita delle sìngole miscele con la storia dei coctail più prestigiosi. Nella stessa epoca del Manhattan nasceva un'altro coctail forse il più famoso e diffuso dalla ricetta di un gentiluomo iberico, cliente di un elegante bar della Astor Hause. Negli anni '20 quando negli Stati Uniti il proibizionismo aveva vietato la produzione e la vendita dei liquori ci si è trovati davanti alla necessità di mascherare il tremendo sapore degli alcolici illegali con una grande quantità dì liquori a più ingredienti come sciroppi e succhi di frutta. Quando nel 1933 il proibizionismo venne abolito la moda di queste miscele si era ormai consolidata.Nella foto raro e paticolare shaker in silver plate a forma di dirigibile, Inghilterra anni "30....................Federico Mussini…..federico.mussini@katamail.com

UNA BEVUTA CON TIZIO, CAIO E SEMPRONIO



Il TIZIO CAIO e sempronio e' nato nel 2006 esattamente in agosto quando si era a cena a provare dei vitigni con degli amici a me molto cari!!! all'inizio dopo vari bicchieri ognuno iniziava a dire la sua e iniziarono a vaneggiare nomi come il falco giallo o il cavallino ruspante e a quel punto scherzando mi venne in mente "perche' nn chiamarlo proprio tizio caio e sempronio" e tutti scoppiarono a ridere e a prendermi in giro, dicendo che ero matto e quando il giorno dopo mi svegliai e avevo assorbito l'alcol ci ripensai e mi misi a ridire un altra volta e senza pensarci due volte sono scappato a firenze e ho fatto fare 10000 etichette di prova!! LA sera successiva raccontai tutto ai miei amici presenti alla degustazione del vino dal nome scosciuto e quando riferi' loro che avevo fatto fare 10000 etichette mi continuavano a ridere ma iniziai a notare che il nome alla fine piaceva moltissimo!!! dopo quindici giorni furono pronte le prime etichette e la maggior parte dei ristoranti bar e pizzerie all'inizio erano scettici perche' il nome piaceva ma non erano sicuri di quello che ci stava dentro e allora dopo aver lasciato varie campionature la gente si e' convinta che andava bene in tutto e per tutto e allora fu cosi' che scoppio la moda del tizio caio e sempronio e tutti all'inizio invece di chiamarmi Rocco mi chiamavano il signor TIZIO e caio, morale della favola 10000 sono finite in un mese nella zona balneare tra follonica e san vincenzo!! A quel punto i primi di settembre fu invitato a una degustazione di vini in toscana e tutti mi parlavano di vini e di prezzi!! ho provato sinceramente molti vini quella sera ma nessuno mi ispirava la simpatia e la qualita' che dava il bel tizio e caio!! spero che tutti coloro che vedranno e avranno voglia di provare questo vino gli piaccia e perche' no diciamolo facciamo rimanere il vino un prodotto antico e se poi ci aggiungiamo un pizzico di fantasia e simpatia....................................................!.

PARLIAMO DI ESCOL


COMUNICATO STAMPA San Lorenzo stella internazionale, Escol miglior vino d'Abruzzo. Ottimo risultato su Wine Spectator per il Montepulciano d'Abruzzo ESCOL RISERVA 2003 di San Lorenzo CASTILENTI (TE) – I’Escol Riserva vendemmia 2003, il Montepulcìano d’Abruzzo Colline Teramane prodotto dall'Azienda. Vitivinìcola San Lorenzo, è stato valutato con l 'ottimo punteggio di 91/100 dalla più autorevole e blasonata rivista enologica internazionale, Wine Spectator Sul numero di settembre 2007 gli esperti, del Wine Spectator,hanno chiamato l’Escol 2003 Riserva un Montepulciano generoso,come recitano le note di degustazione,con molti tannini vellutati e un lungo finale di frutta e minerali.doppia soddisfazione per a famiglia GALASSO/BARBONE:la conquista dell’ambito punteggio e’un traguardo ancora piu’ sostanzioso considerando che l’Escol Riserva 2003 ha ottenuto il miglior risultato tra i vini abruzzesi esaminati dagli esperti d’oltreoceano. Il giudizio decretato da . Wine Spectator conferma la costante crescita dell’azienda San Lorenzo ,che gia’ al Vinitaly 2007 aveva guadagnato con il Montepulciano d’abruzzo Escol 2000 Riserva una preziosa medaglia di bronzo. Tra i tanti successi anche l’alto gradimento da parte dei consumatori.l’azienda San Lorenzo,le cui propieta’ si estendono per 150 ettari tra le provincie di Pescara e Teramo,produce vini ed olio dal 1890.

IL PUNCH QUESTO SCONOSCIUTO


Erroneamente il punch [si pronuncia panch]viene confuso con il grog:bevanda calda a base di Ron[o Rum] la cui paternità è stata attribuita all'ammiraglio Edward Vernon che l'avrebbe ideata nel 1720. La composizione originale punch inglese [a sua volta versione meno rozza del grog] prevedeva cinque ingredienti [da cui il nome, derivato dal termine della lingua hindi pancha o panca,"pugno'"o"cinque]:tè, zucchero,cannella,limone e acquavite[oppure acqua bollente,succo di limone, rum delle Antille,spirito di noce moscata e arak,un distillato di vino di riso originario dell'Indonesia].Il ponce[popolarmente detto anche"torpedine"]è una bevanda alcolica nata a Livorno tra i secoli XVII e XVIII e derivata dal punch ,diffuso in città dalla numerosa comunità britannica. Il ponce livornese nacque sostituendo al tè o all'acqua bollente il caffè concentrato,mentre al posto del rum delle Antille [che mal si accorda con il sapore del caffè forte] fu usato il cosidetto"rum fantasia"[localmente detto anche rumme], un'invenzione locale costituita da alcool,zucchero e caramello di colore scuro, a volte aromatizzato con un'essenza di rum[ricetta originale del rag.Gastone Biondi della ditta Vittori]. La versione diffusa tra 800 e 900 prevedeva una preventiva bollitura del caffè macinato in una pentola piena d'acqua; da ciò si otteneva un'infuso che veniva filtrato con un panno di lana e immesso nella caffettiera. Al caffè che usciva dalla macchina veniva poi aggiunto con un misurino il rumme o la "mastice' una versione del mistrà ,liquore di semi di anice verde macerati in alcool.Varianti del ponce classico erano il "mezzo e mezzo",un caffè corretto con una mistura di rum e mastice,e il ponce americano aromatizzato all'arancio. Fino ai primi anni del 900. sia il rumme che la mastice erano generalmente fabbricate dal proprietario del locale nel proprio retrobottega,in quanto la legge lo permetteva. Nella sua versione originale il ponce è praticamente scomparso negli anni Cinquanta. Tranne i punches di origine Italiana al rhum,al mandarino e all'aranciata,gia’ confezionati nelle bottìglie e serviti caldi vi sono i vari tipi di punches al rhum con altri distillati che vanno serviti con abbondante ghiaccio,quale il famoso Planters punch.Negli Stati Uniti,in occasione dei ricevimenti il punch viene preparato in capienti bowls ben ghiacciato e servito nei bicchieri e con 1 apposito mestolino in argento o metallo inox. Nella foto Raro mestolo da punch in argento vermeille finemente sbalzato con motivi floreali,la presa è in nervo di balena a torciglione,in astuccio originale.Inghilterra città di Londra anno 1821.………….Federico Mussini…..federico.mussini@katamail.com

I VERI CRIMINALI DELLA TAVOLA

MI E’ STATO RECAPITATO QUESTO ARTICOLO DI REPUBBLICA PER POSTA ELETTRONICA,HO PENSATO DI INSERIRLO NEL SITO. Le mozzarelle galleggiano nella vasca di raffreddamento. Sbattono una contro l'altra. Hanno cortecce nodose, imperfette. Il tempo di arrivare a temperatura, di rassodarsi, e un nastro d'acciaio le destina alla salamoia, ultima liturgia prima del confezionamento. "Queste se ne vanno in America" fa il casaro senza staccare gli occhi dalle sue creature. Sono mozzarelle di bufala taroccate. Piene di latte boliviano. Latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto e mischiato con quello locale casertano, che costa quattro volte tanto e per questo sta attraversando un periodo di vacche magre. Il "boliviano" arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno. Con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle. Fanno il pieno. Poi riempiono i serbatoi dei caseifici. Agro aversano, litorale domizio, alto avellinese, salernitano. Incrociano e imbastardiscono. E guadagnano. Le bufale bolicasertane il casaro le piazza sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9. Per produrle spende una miseria. La materia prima per fare un chilo di mozzarella costa circa 5 euro. Il latte di bufala 1,35 al kg. Con 1 kg di latte boliviano (50 centesimi) di chili di mozzarella se ne fanno 5. Una "bufala" delle bufale che ammazza il mercato. Una delle tante sofisticazioni che infettano le terre da dove vengono i migliori e anche i peggiori prodotti agro alimentari su piazza. Puglia, Campania, basso Lazio. E' un mondo senza etica e con regole fisse (le loro) quello dei pirati della tavola. Abbattere i costi. Creare un prodotto mediocre, a volte immangiabile. Che però viene immesso normalmente sul mercato. Rischi bassissimi, ottimi guadagni, possibilità di riciclare ingenti quantità di denaro. "Il business più fiorente è il riciclaggio di prodotti scaduti - dice il colonnello Ernesto Di Gregorio, comandante dei Nas di Napoli con delega su tutto il Sud - . Poi, certo, i tarocchi: latticini, olio, vino, concentrato di pomodoro, carne, pesce". Sconfezionano e riconfezionano gli spacciatori di cibo. Appiccicano etichette posticce, "rinfrescano" prosciutti e salami. Tengono in vita la carne con nitrati e solfiti. I primi abbattono la flora batterica, i secondi mantengono il colore. Così hamburger e salsicce possono resistere per giorni, senza dare nell'occhio, al banco della vendita. "Tagliano" le mozzarelle, le sbiancano, le gonfiano. Allungano e colorano l'olio, impestano il vino. Sganciano bombe sul nostro sistema gastrointestinale e circolatorio. Sono banditi della tavola. Professionisti della frode capaci di inserirsi nella catena della piccola e della grande distribuzione, di puntellare con quintali di merce truccata un mercato che rende qualcosa come 1 miliardo di euro l'anno. Smerciano prodotti che invadono le nostre tavole, che riempiono gli scaffali delle botteghe e dei supermercati, che ritroviamo proposti nei menù dei ristoranti e in quelli meno ambiziosi delle mense e delle tavole calde. Aziende, uffici pubblici, navi, caserme. "Vede, queste invece vanno al Nord. Ormai su la bufala la trovi dappertutto, e la compri anche bene". L'uomo ha un faccione ispido. I polpastrelli duri e ustionati (mettete le mani nella pasta di latte a 90 gradi per vent'anni). I modi smaliziati del sensale di un tempo. Apprezza il "don" anteposto al nome. "'A bufala piace a tutti, ce la chiedono, e noi gliela mandiamo... ", gongola. E' un produttore sofisticatore. Tarocca mozzarelle e ricotte. Le produce mischiando latte bufalino locale e latte congelato e liofilizzato proveniente dall'estero. Cagliate targate Romania, Ungheria, Polonia, Estonia, Lituania. E, ultima novità, il "boliviano". "Almeno la metà dei 130 caseifici che hanno il marchio Dop sofisticano la mozzarella di bufala", è l'allarme lanciato da Lino Martone, segretario del Siab, il sindacato degli allevatori bufalini di Caserta. "Non è così, il prodotto Dop, almeno quello, lo garantiamo", replica Luigi Chianese che del consorzio Mozzarella di bufala campana è il presidente. "Con gli altri prodotti forse qualche problemino c'è - ammette - ma dobbiamo ancora capire bene dove sta". Pare tutto perfetto, tutto normale in questo caseificio di Cancello e Arnone. Alto casertano, 5 mila anime a cavallo delle due rive del Volturno. Una densità casearia pari a quella camorristica. Trattori e Mercedes tirate a lucido. Fa impressione vederle scivolare tra le campagne impregnate di diossina (per questo, dice Guglielmo Donadello di Legambiente, "la mozzarella campana oggi è uno dei prodotti più pericolosi d'Italia"). Al volante, uomini in canotta e in età matura. Accade a Casal di Principe, a Castel Volturno, a Grazzanise, a Marcianise. Sono i feudi del clan dei casalesi, i potenti camorristi le cui fortune milionarie poggiano soprattutto sul calcestruzzo. Ma non solo. Nascono come allevatori e casificatori i casalesi, molti di loro continuano il mestiere (come racconta un'indagine della Dda di Napoli). Le famiglie Schiavone, Zagaria, Iovine: ognuna ha parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede. Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco "Sandokan" Schiavone. Una stradina defilata di Casal di Principe. Vendita di latticini al minuto. Dicono le mozzarelle di bufala più buone della zona. "I più bravi nel settore sono proprio loro, i casalesi", ragiona un esperto che è anche conoscitore delle tecniche di adulterazione dei derivati del latte. Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare. "Il latte di bufala concentrato, unito al siero dolce, ti dà una mozzarella gonfiata dieci volte superiore al normale" - spiega ancora Martone che ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. C'è qualcosa che non va nell'area dop (250 mila bufale) da Latina a Foggia passando da Caserta e Salerno. "Molte aziende rifiutano il latte di bufala nostrano. Il prezzo alla stalla è sceso di 20 centesimi al litro. Eppure la produzione di mozzarelle non diminuisce, anzi. E allora: con che latte le fanno?". Con le cagliate romene. Le congelano di inverno e le scongelano d'estate, quando la richiesta di latticini aumenta del 30 per cento. Per sbiancarle (arrivano in Italia scurite dal tempo e dal viaggio) usano la calce e la soda caustica. La usano anche per correggere l'acidità della mozzarella. O per "tirare" la ricotta, perché così si accelera il processo di separazione del grasso dal siero e si favorisce l'affioramento del formaggio fresco. In certi caseifici tengono scorte di sacchi di calce. "Quando li becchiamo il casificatore si giustifica dicendo che serve per pitturare una parete scrostata" - dice il colonnello Di Gregorio. Dal suo ufficio all'ultimo piano di una torre del centro direzionale di Napoli, tra la Procura e il carcere di Poggioreale, si domina un pezzo di città. "Sequestriamo di tutto, anche l'inimmaginabile. La calce qui la mettono pure sullo stoccafisso, per sbiancarlo e renderlo più morbido". Ne combinavano di tutti i colori al mercato ittico di Porta Nolana, il più antico di Napoli. I Nas l'hanno chiuso il 29 luglio. Sequestro di tutta l'area. Rivolta dei venditori. Decine di cassonetti bruciati. Igiene sanitaria da suk terzomondiale. Molluschi turchi e greci importati coi Tir, moribondi, marci, rianimati con acqua di mare. Anguille cinesi vendute come pescato locale. Dal mare si risale verso i piccoli centri dell'entroterra campano. Per fare una prova abbiamo bussato in una macelleria dalle parti di Baiano, ai confini dell'Agro Nolano: "Ho della carne in scadenza, manzo, la ritirate?". "Per questo mese siamo a posto, ma se ripassate tra una decina di giorni ve la ritiro", ha risposto il figlio del titolare. Siamo in area dot: denominazione origine tarocca. Mani esperte manipolano i cibi, li ingentiliscono dopo averli acquistati già "avviati" dall'Est europeo. Prendiamo la pummarola. "Le importazioni dalla Cina sono triplicate del 207 per cento, con un trend che porterà in Italia oltre 150 milioni di chili a fine anno - spiega Vito Amendolara, direttore della Coldiretti campana - Il concentrato di pomodoro che arriva a Napoli e Salerno viene rielaborato, riconfezionato, etichettato e esportato come Dop". Un flagello, da queste parti, la sofisticazione. I rapporti delle operazioni dei Nas e dei Nac dei carabinieri disegnano una mappa che parte dal Lazio, taglia la Campania e piega verso Puglia e Sicilia, lambendo anche la Basilicata che si sta affacciando sul mercato della pirateria agro alimentare. Cinquecento chili di capperi marocchini spacciati come "di Pantelleria". Quintali di miele moldavo pieno di pesticidi. Centinaia di fusti di sale industriale - estratto dalle saline nordafricane infestate dai colibatteri fecali - smerciato come sale alimentare. Tutta roba scoperta nell'hinterland napoletano, e destinata con marchio falsificato al mercato nazionale e internazionale. Sulla torta del cibo truccato la camorra ha messo le mani da tempo, assieme alle organizzazioni criminali dell'Est europeo e cinesi. Un coinvolgimento organico di cui la Dia ha preso atto. La stessa cosa avviene in Puglia. Qui il prodotto taroccato per eccellenza è l'olio. La molitura delle olive e l'imbottigliamento rappresentano, da soli, il 2 per cento del Pil regionale. Peccato che gli ulivi siano diventati terra di conquista dei corsari. L'extravergine d'oliva "corretto": è questo il loro fiore all'occhiello. Importano olio di colza o di nocciolino dalla Spagna, dalla Turchia, dalla Grecia, dalla Tunisia. Lo allungano col verdone per dargli il colore. Lo profumano. "Almeno il 75 per cento del nostro olio non ha una chiara origine certificata - dice Antonio De Concilio della Coldiretti pugliese - . In pratica è ad alto rischio sofisticazione". Un litro di extravergine vero costa 5 o 6 euro, farlocco 50 o 60 centesimi. Ma dove finisce? Chi lo compra? Finisce nelle grandi catene dei discount. Nelle botteghe di paese. Nelle mense pubbliche e private, nelle pizzerie. Ne ordina grandi partite chi deve sfamare senza pretese tante persone. Come il vino a 50 centesimi a bottiglia. Rita Macripò è il presidente delle Cantine Lizzano, Taranto, dal 1957: 21 dipendenti, 600 soci consorziati. "Come fanno? Acquistano uva da tavola, la correggono con acido tartarico e coloranti. Quando i Nas o la Guardia di Finanza vanno nelle aziende - a volte sono semplici cisterne e basta - nell'ufficio anziché i libri contabili trovano le pistole". Sta girando una voce nel tarantino. Gli investigatori la ritengono attendibile. Dei produttori locali avrebbero ordinato partite enormi di tannino cinese di origine sintetica. Servirà a "correggere", a produrre bottiglie da vendere a 40 centesimi. "Certe catene se ne fregano che sia robaccia - dice Macripò - . La comprano e basta. Faccio un esempio. A Taranto ci sono 40 mila marinai. Vuol dire un quarto di vino a testa al giorno. Fanno 10 mila litri al giorno, cioè 100 quintali, cioè 365 quintali l'anno. Secondo lei la Marina Militare che vino compra? Il nostro che costa 2,5 euro o quello che costa 40 centesimi? Pretendono tutti prezzi sempre più bassi. Così i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato". A fianco del listino prezzi abbattuto, scoprendo i magheggi dei pirati agroalimentari, ritornano alla mente i sacchi di calce. I caseifici a scomparsa e le mozzarelle drogate. L'olio pitturato, il vino sintetico. Il pesce in coma. Il menù dell'altra alimentazione.



LE CALDE OTTOBRATE ROMANE


Le calde ottobrate romane……termina il Cinefest e si torna a parlar di Vini…. Eccoci qui, dall’Auditorium parco della Musica alla Città del Gusto….ebbene sì oggi si potranno degustare in via Enrico Fermi 161 tutti i “ MIGLIORI VINI D’ITALIA “ premiati con i Tre Bicchieri….il massimo riconoscimento qualitativo per un vino ed un produttore…..s’intende……. Piemonte e Toscana avanzano…..con Veneto e Friuli, una buona Sicilia ed un ottimo Trentino ed Alto Adige…….e noi del Lazio? Fortuna la qualità abbraccia Sergio Mottura a Civitella d’Agliano ( VT ) con il suo Grechetto in purezza, Latour a Civitella 2005, per poi toccare il Vigna del Vassallo della Colle Picchioni di Paola Di Mauro,a Marino ( RM ) come dire un Bianco ed un Rosso al Top del Lazio….ed il resto? Deserto, si cresce, ma non per le Guide…….un Lazio che paga lo scotto delle Cantine Sociali degli anni ‘70 e dei bianchi privi di bouquet……e così ancora un’annata dietro la porta…… Se pensate che la Basilicata ha quattro riconoscimenti e la Calabria due ci fan capire quanta strada ancora dobbiamo fare….. Coraggio produttori e gentili clienti…..impariamo con umiltà ed andiamo avanti….forse da chi ha messo il vino al CENTRO della crescita di un territorio e non uno contro l’altro….. Giovanni Amati----------------------------------------------------------------------------Tre Bicchieri 2008---------------------------------------------------------------------------------VALLE D'AOSTA Valle d'Aosta Chardonnay Cuvée Frissonnière Les Crêtes Cuvée Bois ’05 Les Crêtes Valle d'Aosta Chardonnay Élevé en Fût de Chêne ’06 Anselmet.......... PIEMONTE Barbaresco ’04 Cantina del Pino Barbaresco ’04 Gaja Barbaresco Bric Balin ’04 Moccagatta Barbaresco Coparossa ’04 Bruno Rocca Barbaresco Currà ’04 Sottimano Barbaresco Gallina ’04 Oddero Barbaresco Rombone ’04 Fiorenzo Nada Barbaresco Ronchi ’04 Ronchi Barbaresco S. Stefanetto ’04 Piero Busso Barbaresco Sorì Burdin ’04 Fontanabianca Barbaresco Sorì Paitin ’04 Paitin Barbaresco V. Starderi ’04 La Spinetta Barbaresco V. Valeirano ’04 La Spinetta Barbaresco Valgrande ’04 Ca' del Baio Barbaresco Vign. in Montestefano Ris. ’01 Produttori del Barbaresco Barbaresco Vign. Loreto ’04 Albino Rocca Barbera d'Alba Ciabot du Re ’05 F.lli Revello Barbera d'Alba Sup. ’05 Filippo Gallino Barbera d'Asti Bricco dell'Uccellone ’05 Braida Barbera d'Asti Pomorosso ’05 Coppo Barbera d'Asti Sup. Alfiera ’05 Marchesi Alfieri Barbera d'Asti Sup. Nizza Favà ’04 Garetto Barbera del M.to Sup. Bricco Battista ’04 Giulio Accornero e Figli Barolo Bricco Boschis V. S. Giuseppe Ris. ’01 F.lli Cavallotto Barolo Bricco Parussi Ris. ’01 Gianfranco Bovio Barolo Brunate ’03 Poderi Marcarini Barolo Cannubi Boschis ’03 Luciano Sandrone Barolo Enrico VI ’03 Monfalletto Cordero di Montezemolo Barolo Fantini Ris. ’01 Attilio Ghisolfi Barolo Ginestra V. Casa Maté ’03 Elio Grasso Barolo Gran Bussia Ris. ’01 Aldo Conterno Barolo Le Coste Mosconi ’03 Armando Parusso Barolo Le Gramolere Ris. ’01 Giovanni Manzone Barolo Le Rocche del Falletto Ris. ’01 Bruno Giacosa Barolo Monfortino Ris. ’00 Giacomo Conterno Barolo Percristina ’01 Domenico Clerico Barolo Rocche dell'Annunziata Ris. ’01 Paolo Scavino Barolo Sarmassa ’03 Giacomo Brezza & Figli Barolo V. Gallinotto ’03 Mauro Molino Barolo V. Rionda Ris. ’01 Vigna Rionda - Massolino Barolo Vigneto Rocche ’03 Renato Corino Barolo Villero Ris. ’01 Vietti Barolo Voghera Brea Ris. ’01 Azelia Boca ’03 Le Piane Bramaterra I Porfidi ’03 Sella Colli Tortonesi Timorasso Costa del Vento ’05 Vigneti Massa Colli Tortonesi Bianco Pitasso ’05 Claudio Mariotto Gattinara Vign. S. Francesco ’03 Antoniolo Ghemme Collis Breclemae ’00 Antichi Vigneti di Cantalupo Langhe La Villa ’05 Elio Altare - Cascina Nuova Langhe Nebbiolo Costa Russi ’04 Gaja Langhe Rosso Bric du Luv ’05 Ca' Viola Langhe Rosso Luigi Einaudi ’04 Einaudi Monferrato Rosso Rivalta ’04 Villa Sparina Monferrato Rosso Sonvico ’04 Cascina La Barbatella Nebbiolo d'Alba ’05 Hilberg - Pasquero Roero ’04 Cascina Val del Prete Roero Printi ’04 Monchiero Carbone Roero Ròche d'Ampsèj ’04 Matteo Correggia Roero Sudisfà ’04 Angelo Negro & Figli Roero Sup. Mombeltramo ’04 Malvirà ....LIGURIA Riviera Ligure di Ponente Pigato U Baccan ’05 Bruna...... LOMBARDIA Franciacorta Brut Cabochon ’03 Monte Rossa Franciacorta Collezione Esclusiva Brut ’99 Cavalleri Franciacorta Dosage Zéro ’03 Ca' del Bosco Franciacorta Extra Brut Comarì del Salem ’02 Uberti Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti ’01 Bellavista Franciacorta Satèn ’02 Ca' del Bosco Franciacorta Satèn ’03 Enrico Gatti Garda Cabernet Le Zalte ’05 Cascina La Pertica OP Pinot Nero Cl. Nature Monsupello Valtellina Sforzato Albareda ’05 Mamete Prevostini Valtellina Sforzato San Domenico ’03 Triacca Valtellina Sfursat ’04 Nino Negri Valtellina Sfursat Fruttaio Ca' Rizzieri ’02 Aldo Rainoldi ....TRENTINO Olivar ’05 Cesconi San Leonardo ’03 Tenuta San Leonardo Teroldego Rotaliano Ris. ’04 Cantina Rotaliana Trento Balter Ris. ’01 Nicola Balter Trento Brut Altemasi Graal Ris. ’00 Cavit Trento Brut Cuvée dell'Abate Ris. ’02 Abate Nero Trento Brut Perlé ’02 Ferrari ....ALTO ADIGE A. A. Bianco Passito Comtess’ ’05 Cantina Produttori San Michele Appiano A. A. Cabernet Sauvignon Lafòa ’03 Cantina Produttori Colterenzio A. A. Gewürztraminer Kastelaz ’06 Elena Walch A. A. Gewürztraminer Nussbaumer ’06 Cantina Termeno A. A. Lagrein Abtei Ris. ’04 Cantina Convento Muri-Gries A. A. Lagrein Castel Ringberg Ris. ’04 Elena Walch A. A. Lagrein Scuro Taber Ris. ’05 Cantina Produttori Santa Maddalena/Cantina di Bolzano A. A. Moscato Giallo Passito Serenade ’04 Cantina di Caldaro A. A. Pinot Bianco Collection Dellago ’06 Cantina Gries/Cantina di Bolzano A. A. Pinot Bianco Praesulis ’06 Gumphof - Markus Prackwieser A. A. Pinot Bianco Sirmian ’06 Cantina Nals Margreid A. A. Sauvignon Puntay ’06 Cantina Sociale Erste & Neue A. A. Sauvignon St. Valentin ’06 Cantina Produttori San Michele Appiano A. A. Terlano Sauvignon Quarz ’05 Cantina Terlano A. A. Valle Isarco Kerner ’06 Hoandlhof - Manfred Nössing A. A. Valle Isarco Sylvaner ’06 Kuenhof - Peter Pliger A. A. Valle Isarco Sylvaner Praepositus ’06 Abbazia di Novacella A. A. Valle Isarco Sylvaner R ’06 Köfererhof Günther Kershbaumer A. A. Valle Venosta Riesling ’06 Falkenstein - Franz Pratzner A. A. Valle Venosta Riesling Windbichel ’05 Tenuta Unterortl - Castel Juval Lamarein ’05 Erbhof Unterganzner Josephus Mayr Manna ’05 Franz Haas ....VENETO Amarone della Valpolicella Cl. Calcarole ’03 Guerrieri Rizzardi Amarone della Valpolicella ’01 Marion Amarone della Valpolicella Case Vecie ’03 Brigaldara Amarone della Valpolicella Cl. ’03 Allegrini Amarone della Valpolicella Cl. ’03 Lorenzo Begali Amarone della Valpolicella Cl. ’00 Cav. G. B. Bertani Amarone della Valpolicella Cl. ’98 Giuseppe Quintarelli Amarone della Valpolicella Cl. Mazzano ’01 Masi Bianco di Custoza Sup. Amedeo ’05 Cavalchina Breganze Cabernet Sauvignon Palazzotto ’05 Maculan Breganze Cabernet Vign. Due Santi ’05 Vigneto Due Santi Capitel Croce ’05 Roberto Anselmi Colli Euganei Merlot Sassonero Villa Alessi ’05 Ca' Lustra Colli Euganei Rosso Calaóne ’05 Ca' Orologio Montello e Colli Asolani Il Rosso dell'Abazia ’04 Serafini & Vidotto Recioto della Valpolicella Cl. Acinatico ’04 Stefano Accordini Soave Cl. Calvarino ’05 Leonildo Pieropan Soave Cl. La Froscà ’06 Gini Soave Cl. Le Bine de Costjola ’05 Tamellini Soave Cl. Monte Carbonare ’06 Suavia Soave Cl. Monte Fiorentine ’06 Ca' Rugate Soave Cl. Monte Grande ’06 Prà Soave Cl. Monte Tondo ’06 Monte Tondo Soave Cl. Vign. Du Lot ’05 Inama Soave Monte Ceriani ’05 Tenuta Sant'Antonio Valpolicella Cl. Sup. Caterina Zardini ’05 Giuseppe Campagnola Valpolicella Sup. Roccolo Grassi ’04 Roccolo Grassi ....FRIULI VENEZIA GIULIA Blanc des Rosis ’06 Schiopetto Breg Anfora ’03 Gravner Capo Martino ’05 Jermann COF Bianco Sacrisassi ’05 Le Due Terre COF BiancoSesto ’06 La Tunella COF Rosso Celtico ’04 Moschioni COF Rosso Montsclapade ’04 Girolamo Dorigo COF Tocai Friulano V. Storico ’06 Adriano Gigante COF Tocai Friulano Zuc di Volpe ’06 Volpe Pasini COF Verduzzo Friulano Cràtis ’04 Roberto Scubla Collio Bianco Broy ’06 Eugenio Collavini Collio Bianco Fosarin ’06 Ronco dei Tassi Collio Merlot Graf de La Tour ’04 Villa Russiz Collio Pinot Bianco ’06 Castello di Spessa Collio Pinot Grigio ’06 Branko Collio Sauvignon ’06 Oscar Sturm Collio Tocai Friulano ’03 La Castellada Collio Tocai Friulano ’06 Colle Duga Collio Tocai Friulano ’06 Edi Keber Collio Tocai Friulano ’06 Doro Princic Collio Tocai Friulano ’06 Franco Toros Collio Tocai Friulano Ronco delle Cime ’06 Venica & Venica Collio Tocai Friulano Vigna del Rolat ’06 Dario Raccaro Fiore di Campo ’06 Lis Neris Friuli Grave Merlot Vistorta ’05 Vistorta Friuli Isonzo Tocai Friulano ’06 Ronco del Gelso Gortmarin ’03 Borgo San Daniele Morus Nigra Refosco P. R. ’05 Vignai da Duline ....EMILIA ROMAGNA C. P. Vin Santo Albarola Val di Nure ’97 Conte Otto Barattieri di San Pietro Colli di Rimini Cabernet Montepirolo ’04 San Patrignano Papiano di Papiano ’04 Villa Papiano Sangiovese di Romagna Sup. Michelangiolo Ris. ’04 Calonga Sangiovese di Romagna Sup. Pietramora Ris. ’04 Fattoria Zerbina ....TOSCANA Acciaiolo ’04 Castello d' Albola Bolgheri Rosso Sup. Grattamacco ’04 Grattamacco Bolgheri Sassicaia ’04 Tenuta San Guido Bolgheri Sup. Argentiera ’04 Argentiera Bolgheri Sup. Ornellaia ’04 Tenuta dell' Ornellaia Brancaia Il Blu ’05 Brancaia Brunello di Montalcino Cerretalto ’01 Casanova di Neri Brunello di Montalcino Fontelontano Ris. ’01 Collemattoni Brunello di Montalcino Phenomena Ris. ’01 Sesti - Castello di Argiano Brunello di Montalcino Poggio al Vento Ris. ’99 Tenuta Col d'Orcia Brunello di Montalcino Ris. ’01 Biondi Santi - Tenuta Il Greppo Brunello di Montalcino Ris. ’01 Canalicchio di Sopra Brunello di Montalcino Ris. ’01 Donna Olga Brunello di Montalcino Ris. ’01 Eredi Fuligni Brunello di Montalcino Ris. ’01 Innocenti Brunello di Montalcino Ris. ’01 Il Palazzone Brunello di Montalcino Ris. ’01 Poggio Antico Brunello di Montalcino Ris. ’01 Podere Brizio Brunello di Montalcino Ris. Vigna del Paretaio ’01 Talenti Brunello di Montalcino Ugolaia ’01 Lisini Brunello di Montalcino V. di Pianrosso Ris. ’01 Ciacci Piccolomini D'Aragona Caberlot ’04 Podere Il Carnasciale Camalaione ’04 Le Cinciole Camartina ’04 Querciabella Castello del Terriccio ’04 Castello del Terriccio Chianti Cl. Castello di Brolio ’04 Barone Ricasoli Chianti Cl. Castello di Fonterutoli ’04 Castello di Fonterutoli Chianti Cl. Coltassala Ris. ’04 Castello di Volpaia Chianti Cl. Il Margone Ris. ’04 Il Molino di Grace Chianti Cl. La Casuccia ’04 Castello di Ama Chianti Cl. Poggio ai Frati Ris. ’04 Rocca di Castagnoli Chianti Cl. Poggio Rosso Ris. ’03 San Felice Chianti Cl. Rancia Ris. ’04 Fattoria di Felsina Chianti Cl. Ris. ’04 Badia a Coltibuono Chianti Cl. Ris. ’04 Livernano Chianti Cl. Ris. ’04 La Madonnina - Triacca Chianti Cl. Ris. ’04 Rietine Colline Lucchesi Tenuta di Valgiano ’04 Tenuta di Valgiano Cortona Il Bosco ’04 Tenimenti Luigi D'Alessandro d'Alceo ’04 Castello dei Rampolla FSM ’04 Castello di Vicchiomaggio Galatrona ’05 Fattoria Petrolo I Sodi di San Niccolò ’03 Castellare di Castellina Il Decennale ’01 Poggio di Sotto Il Pareto ’04 Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari La Gioia ’04 Riecine Le Pergole Torte ’04 Montevertine Lupicaia ’04 Castello del Terriccio Masseto ’04 Tenuta dell' Ornellaia Modus ’04 Tenimenti Ruffino Montevertine ’04 Montevertine Morellino di Scansano Rovente ’05 Col di Bacche Nobile di Montepulciano Asinone ’04 Poliziano Nobile di Montepulciano Nocio dei Boscarelli ’04 Poderi Boscarelli Nobile di Montepulciano Salco Evoluzione ’01 Salcheto Oreno ’05 Tenuta Sette Ponti Petra Rosso ’04 Petra Rocca di Frassinello ’05 Rocca di Frassinello Saffredi ’04 Fattoria Le Pupille Sant'Antimo Mandrielle ’04 Castello Banfi Tignanello ’04 Marchesi Antinori Val di Cornia Rosso I'Rennero ’05 Gualdo del Re Veneroso ’04 Tenuta di Ghizzano Vignamaggio ’04 Villa Vignamaggio Vin Santo ’95 Avignonesi ....MARCHE Conero Sassi Neri Ris. ’04 Fattoria Le Terrazze Rosso Piceno Sup. Roggio del Filare ’04 Velenosi Solo Sangiovese ’05 Fattoria Dezi Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Le Vaglie ’06 Santa Barbara Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Pietrone Ris. ’04 Vallerosa Bonci Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Plenio Ris. ’04 Umani Ronchi Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Il Priore ’06 Sparapani - Frati Bianchi Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Misco ’06 Tenuta di Tavignano Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Villa Bucci Ris. ’05 Bucci Verdicchio di Matelica Collestefano ’06 Collestefano Vespro ’05 Fausti ....UMBRIA Calanco ’03 Tenuta Le Velette Cervaro della Sala ’05 Castello della Sala Merlot ’05 Castello delle Regine Montefalco Sagrantino ’04 Còlpetrone Montefalco Sagrantino ’04 Perticaia Montefalco Sagrantino 25 Anni ’04 Arnaldo Caprai Montiano ’05 Falesco Torgiano Rosso Vigna Monticchio Ris. ’03 Lungarotti ....LAZIO Grechetto Latour a Civitella ’05 Sergio Mottura Il Vassallo ’05 Colle Picchioni - Paola Di Mauro ....ABRUZZO Montepulciano d'Abruzzo ’02 Valentini Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Adrano ’05 Villa Medoro Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Neromoro Ris. ’03 Bruno Nicodemi Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Zanna Ris. ’03 Dino Illuminati Montepulciano d'Abruzzo San Calisto ’05 Valle Reale Montepulciano d'Abruzzo Tonì ’04 Luigi Cataldi Madonna Montepulciano d'Abruzzo Villa Gemma ’04 Masciarelli Pecorino ’05 Luigi Cataldi Madonna Trebbiano d'Abruzzo ’04 Valentini Trebbiano d'Abruzzo Castello di Semivicoli ’05 Masciarelli MOLISE Molise Don Luigi ’05 Di Majo Norante ....CAMPANIA Costa d'Amalfi Furore Bianco Fiorduva ’06 Cantine Gran Furor Divina Costiera Falerno del Massico Bianco Vigna Caracci ’05 Villa Matilde Greco di Tufo ’06 Pietracupa Greco di Tufo Cutizzi ’06 Feudi di San Gregorio Greco di Tufo Novaserra ’06 Mastroberardino Irpinia Serpico ’05 Feudi di San Gregorio Montevetrano ’05 Montevetrano Taurasi Radici Ris. ’01 Mastroberardino Taurasi V. Macchia dei Goti ’04 Antonio Caggiano Terra di Lavoro ’05 Galardi ....BASILICATA Aglianico del Vulture Basilisco ’04 Basilisco Aglianico del Vulture Gudarrà ’04 Bisceglia Aglianico del Vulture Titolo ’05 Elena Fucci 801 Aglianico del Vulture Vign. Serpara ’03 Terre degli Svevi ....PUGLIA Artas ’05 Castello Monaci Castel del Monte Rosso V. Pedale Ris. ’04 Torrevento Graticciaia ’03 Agricole Vallone Lui ’05 Cantina Albea Masseria Maime ’05 Tormaresca Primitivo di Manduria Dunico Masseria Pepe ’05 Accademia dei Racemi Salice Salentino Rosso Selvarossa Ris. ’04 Cantina Due Palme ....CALABRIA Gravello ’05 Librandi Scavigna Vigna Garrone ’04 G.B. Odoardi ....SICILIA Burdese ’05 Planeta Contea di Sclafani Rosso del Conte ’04 Tasca d'Almerita Contessa Entellina Milleunanotte ’04 Donnafugata Etna Rosso Feudo di Mezzo Quadro delle Rose ’05 Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso Serra della Contessa ’04 Benanti Faro Palari ’05 Palari Franchetti ’05 Passopisciaro Il Drappo ’04 Benanti Litra ’04 Abbazia Santa Anastasia Neromàccarj ’04 Gulfi Noà ’05 Cusumano 842 Passito di Pantelleria Ben Ryé ’06 Donnafugata Quater Rosso ’05 Firriato Ramione ’04 Baglio di Pianetto Sàgana ’05 Cusumano ....SARDEGNA Carignano del Sulcis Sup. Terre Brune ’03 Cantina Sociale di SantadiDettori Rosso ’04 Tenute Dettori Radames ’01 Antichi Poderi Jerzu Vernaccia di Oristano Antico Gregori Attilio Contini

GIOVENTU' BRUCIATA(non vedo non sento non parlo)


Gentile Ministro Padoa Schioppa, Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei. L´altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce 'bamboccioni', quei trentenni che lei vorrebbe 'mandar fuori da casa'. Mi son detto: 'Grande Ministro, Lei ha ragione'. Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo. 'Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia', ho pensato ! Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro. Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese. Con questa rata mi viene concesso un mutuo di 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po´, vista l´età, non me lo concedevano un mutuo trentennale... Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!) Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dai 65.000 e rotti Euro, dovrò infatti togliere: - Euro 3.000 circa di Tasse in fase d´acquisto ('solo' 3.000 euro visto che è la mia Prima Casa! Grande Ministro, grazie) - Euro 2.500 circa di Notaio per l´acquisto - Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo - Euro 2.500 circa di Allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel. Per un totale di Euro 10.000 circa Beh... ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta ! La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra... Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini... il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare. Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh... pensavo peggio! Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90 e rotti milioni di una volta! Grande Ministro, grazie! Entro gasatissimo in un´agenzia immobiliare, è arrivato il momento... Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare: - un garage di 38 mq. al livello - 2 di un condominio di 16 piani; - due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente. Per l´abitazione più piccola ed economica - un bilocale trentennale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città - dovrei spendere 121.000 Euro! Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente! Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei: - o indebitarmi per altri 63 anni, quindi l´ultima rata la verserò finalmente a 93 anni! - oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese! Grande Ministro, grazie!

IL TABACCO E UNA TABACCHIERA SCOZZESE


QUANDO IL TABACCO ARRIVO’ IN EUROPA-------------------------------- Alberto Paronelli e’ in possesso di una interessante documentazione che rivoluziona la storia dell’introduzione del tabacco in Europa.Non occorre rifarsi ne’ a Sir Walter Raleigh ne’ a Jean Nicot ma a una semplice suora spagnola che lo porto’in Italia,esattamente in un convento del Piemonte nel 1517. Il giorno 12 ottobre dell’anno 1492 l’Ammiraglio Cristoforo Colombo scopre il Nuovo Mondo. Il giorno 28 ottobre1492 sulla costa orientale dell’isola di Cuba allora battezzata Hispaniola,Colombo con due marinai(Luis de torres e Rodrigo de Jerez)videro in un villaggio degli indigeni che fumavano erbe secche arrotolate dentro un’altra foglia pure secca:era tabacco. Sebbene esso fosse gia’ di uso comune in Brasile e in Messico(chiamato “tabaco”)ci atteniamo alla documentazione della scoperta di Colombo.Il seme del tabacco fu portato in Europa dal monaco spagnolo Ramon Pane che accompagno’ Colombo nel suo secondo viaggio alle Indie Occidentali.Furono gli spagnoli i primi in Europa a seminarlo e a farne uso.Nel medesimo periodo i semi vennero portati in Sardegna,in Italia,in Francia,e Austria.In Sardegna veniva coltivato nelle zone di Alghero e Castelsardo.Le prime notizie di coltivazione di tabacco nella penisola italiana risalgono all’anno 1517.Nel vecchio castello di Aglie’(Piemonte)del 1400,del quale tuttora non rimangno che alcuni ruderi e dove nel 1774 venne costruito il nuovo e attuale castello,il conte S.Martino di Aglie’usava fumare tabacco in pipe di terracotta.Le piante di tabacco erano coltivate nell’orto annesso al Convento delle suore di Santa Maria della Rotonda in localita’ Aglie’ a 5 km dal paese.Il seme di tabacco venne portato ad Aglie’ ai primi del 500 da una monaca superiora al convento;pare che il nome fosse Maria Ferrer O.P.H. Il tabacco coltivato nell’orto del convento era riservato ai nobili dell’alto clero.Ogni anno sia a Torino che nel castello di Aglie’ veniva organizzata un festa in onore del tabacco;le due piu’ famose furono quella di Aglie’ Capodanno del 1575 e Torino,il Carnevale del 1650………….Federico Mussini…..federico.mussini@katamail.com

prorogative di uno Chef


Primo piatto -Tortello pere e formaggio pepato,ratatuille di melanzane alla menta con pere abbate--------------------------------------------- Una delle prorogative di uno Chef di cucina è avere una macchina della pasta completa che faccia di tutto e con le farce che si dispongono - Questo è un piatto totalmente di mia creazione con annesse le pere che accompagnano questa pietanza- piu' che la ricetta che per i grandi professionisti e le più brave casalinghe è molto facile da eseguire questo post vale per incentivare l'ausilio delle macchine della pasta sopratutto per abbattere i costi di produzione e di spesa per un ristorante che macina coperti e ha una mole di lavoro che supera i 9000 coperti al mese- Una macchina della pasta ti consente di fare quello che vuoi , come vuoi , e con la propria fantasia di farcitura- parliamo anche di farine che sono molto importanti, grano duro, tenero grano arso, farina integrale, farina di riso, farina di lenticche ,farina di fagioli ecc... Qualsiasi lavorazione del giorno delle pietanze che poi vengono sostituite il giorno dopo con altre , non è detto che vengano sempre vendute , quindi con un ottimo mixer si possono ottenere farce spettacolari e magnifiche- Esemp: se rimane un brasato il giorno stesso lo si puo' mixare e fare degli ottimi tortelli per proporli magari la settimana successiva abbattendone la temperatura in un abbattitore di alimenti- Un salutissimo a tutti gli utenti ed alla prossima da GianMaria Le Mura Video servizio di questa settimana al ristorante di Roma: Link:http://ristorantedifrontea.blogspot.com/

martedì 19 gennaio 2010

Buongiorno Maître, siamo in due……


Buongiorno Maître, siamo in due…… Quante volte usciamo per andar a colazione fuori, o di sera, dopo un aperitivo, magari un buon Bellini o Martini Cocktail e, sistematicamente troviamo un’accoglienza lontana dal Bel Paese…Terra del Cibo e Vino, ma di professionalità talvolta lacunosa e frammentaria…… Proprio all’ingresso, le Guide dei Ristoranti, ( tra ottobre a novembre escono le edizioni 2008….) vengono smentite, o confermate….senza né godere di un succulento antipasto o di un calice di Arneis….e già, dirà alla fine il patron del Ristorante, o il Maître:” Mi dispiace, è stata una serata piena di gente, e non abbiamo potuto accontentar tutti…” Oggi, ricordiamolo si va sempre più fuori, per lavoro, in viaggio, insomma siamo spesso OSPITI, ma poco ben OSPITATI……personale di sala improvvisato, conoscenza delle lingue nemmeno a dirlo, se poi chiediamo un carrello di formaggi allora ci vien detto che solitamente è un cibo poco richiesto ( in Francia hanno ben 350 tipologie, noi ne annoveriamo oltre 370, come dire uno al giorno!!!!!…..) L’arte della Mise en Place e del Savoir Faire precedono qualsiasi pietanza e/o vino…..un tavolo ben composto è complemento sia di arredo, ma dà la giusta importanza alla vivanda che il commensale richiederà, ci vuole tanto poco!!!!!!! Chi di noi non ricorda matrimoni da 5-6 ore….tra una portata e l’altra oltre mezz’ora…..vini caldi, mosche e quant’altro…e personale di sala arrangiato che lancia vivande da sinistra a destra o chiede il piatto a due metri….. Poveri noi….o per fortuna….e già, gli improvvisati hanno vita breve mentre i Templi della Cucina e dell’Accoglienza oggi crescono….usciamo per imparare un piatto o un vino, e siamo ben disposti a spendere 100,00 o 150,00 € a testa senza vini…ma una serata che resta….. Siate, come faccio io, ESIGENTI a tavola, e vedrete, che l’Arrangiarsi scomparirà…tipico brand italiano…pardon, del Centro Sud!!!!! Giovanni

ALESSANDRO KOKOCINSKI


CARPINETO ROMANO,PICCOLO PAESE DEI MONTI LEPINI IN PROVINCIA DI ROMA................................................Cosa hanno in comune i nomadi,gli emigranti,gli sradicati? La fantasia,la capacita’di sognare e una sottile radice che gli permette Di crescere nella fertile terra dell’”arte”.Ringrazio Dio di questo dono:modellare e dipingere Nel cielo dei miei sogni.Per non morire come i fiori,sono diventato artista,di fronte al sublime Terrore della morte,ho scambiato la religione per l’arte…con l’urgenza di una coscienza solitaria Come un esilio,per rendere culto alla bellezza,forse cosciente che la piena liberta’ e’ il sognare................ ALESSANDRO KOKOCINSKI

UN ANTIPASTO ORIENTALE


Puo' essere un'idea quando si hanno a tavola tante persone presentare un prepasto come questo con salsa soia e sushi , molto semplice e scenografico come approccio per avvicinare il cliente al pasto - So che c'è poco di italiano ma come sappiamo le cose etniche ed orientali attraggono sempre anche se basta solo un accenno in questo caso come preantipasto- Ricetta per eseguire questo piatto: Per l'acqua acidulata: 2-3 cucchiai di aceto di riso 250ml di acqua per gli involtini di sushi fogli di alga Nori una dose di riso per sushi granchio polpa cruda o salmone crudo o gamberi crudi del cetriolo tagliato a strisce sottilissime se si vuole un po di maionese Pasta wasabi salsa soia- Trattero' in seguito ogni procedimento per effettuare il sushi nelle varie preparazioni- A presto ed alla prossima- Un Ciao da GianMaria Le Mura------- http://maidireristorantebassissimoceto.blogspot.com/

UNO SCALDACOGNAC PER UN COGNAC DI COGNAC


Il cognac Fu grazie all'introduzione delle viti nel III secolo d.C. che si posero le basi per la produzione del famoso brandy. Bisogna però aspettare il '600 perché il clima e il terreno gessoso venissero sfruttati per la creazione delle prime distillerie II "cuore", ossia la parte migliore che si ottiene dalla doppia distillazione, ancora oggi viene denominato secondo la zona di provenienza. "Champagne de Cognac" (della zona gessosa) - 'Bois" (della zona boscosa, meno apprezzato) Risale comunque al 1909 la norma che stabiliva i limiti delle aree di produzione del cognac. "Grande Campagne" occupa un'estensione di circa 13.000 ha ed è universalmente riconosciuta come la zona della migliore produzione. "Petit Champagne" raggiunge invece un'estensione di 16000 ha. La qualità del cognac prodotto è comunque considerata di buon livello. "Bois" presenta invece un terreno duro e calcareo, L'estensione di oltre 40000 ha ne fa la zòna di piu’ grande produzione di cognac al mondo. Un'area cosi estesa non può essere in grado di dare alla luce un prodotto omogeneo, Sinteticamente si può affermare che, più ci si avvicina al mare, più iI cognac perde morbidezza. Dal 1936 il cognac deve contenere almeno il 90% di una di queste varietà di vitigno: Ugni blanc, Folle Blanc e Coloombard. Per il rimanente 10% può provenire da questi altri cinque vitigni. "blanc Rame’, Jurancon Blanc, Montilis, Semillon e Sélect Esiste un termine preciso per questa fase il 31 marzo dell'anno successivo alla vendemmia Là distillazione avviene con l'utilizzo di alambicchi in rame simili a quelli usati per la produzione del whisky scozzese (di cui parleremo in un'altra occasione)..............Raro scaldacognac in vetro e silver plate. stoppiniera montata su una coppia di sci sormontata da un supporto avente la funzione di sorreggere il bicchiere da cognac in modo da scaldare [una volta accesa la stoppiniera] il bicchiere, esaltando tutte le caratteristiche del Cognac. Oggetto dell'ultimo quarto del XIX secolo, di rara reperibilità nel mercato internazionale, costruito in Inghilterra,presumibilmente commissionato da un raffinato signore dell'epoca,amante dello sci e della degustazione di un buon cognac, nei momenti di relax in compagnia della propria pipa,del trinciato preferito e dei propri pensieri....... Federico Mussini---- Email---- federico.mussini@katamail.com

TRA SCILLA E CARIDDI


AURELIA NANIA: il bello mediterraneo della figurazione d’arte. www.aurelianania.com------- infostaff@aurelianania.com ------------------- E’ un arte che incanta, che travolge l’animo, che sbalordisce per l’eleganza del tratto e la forza evocativa delle immagini, quella di Aurelia Nania. I colori della sua tavolozza, armonici ed entusiastici, sembrano fuoriuscire dall’incandescente magma del vulcano Etna, musa ispiratrice di questa gioiosa giovane donna mediterranea. Pittrice, ceramista e scultrice, con le sue opere incarna ed è l’efficace interprete di una cultura antica di mille e mille e mille anni, tanti sono i secoli di umanità che contrassegnano questa Rhegium Julii adagiata sul mare di Scilla e Cariddi, la città nella quale vive molto del suo tempo. Della terra di Calabria, dello Ionio e del mar Tirreno, dell’Aspromonte, Aurelia Nania prende ispirazione e forza per descrivere volti, forme, natura e sentimenti con impareggiabile raffinatezza e ricercatezza. Le stupende poetiche di Omero, Ibico e Nosside, le suggeriscono quotidianamente scelte meravigliose di soggetti da ritrarre e comporre in armonia di toni e di linee, Sulle ceramiche i volti di donna raffigurati sempre di raggiante bellezza sono tanti capolavori di fascino, ammaliano e si fanno innamorare, carichi di eros occhi e labbra parlano un linguaggio eloquente di emulazione e di amore. Le linee sinuose e infinite escono dal dipinto e rimangono impressi nella memoria, sono sirene che incantano e così vanificano i consigli di Ulisse all’indifferenza che ancora riecheggiano dal mare vorticoso della Costa Viola, La natura mediterranea, fiori, piante, uccelli, animali al pascolo, mari luccicanti di pesci, foreste lussuriose di abeti e pini, è raffigurata da Aurelia sempre viva e in continua evoluzione, ospitale e premurosa, immaginifica. Di rara forza, espressiva la riproduzione in ceramica del frutto del Bergamotto, unico al mondo, premio divino per una terra, quella che da Reggio si allunga sullo Jonio fino a poco prima di Locri, offesa talvolta dalla stessa natura con tragedie mortali. Il messaggio artistico di Aurelia Nania carico di suggestione è sempre una comunicazione di ottimismo, voglia di vivere, stare con la gente tra la gente, amare. Anche la sua religiosità è di rara efficacia interpretativa, bene impressa in tele di grande vigore e vitalità, di pregevole effetto emozionale. Medaglia d’Argento del Presidente della Camera dei Deputati anche per il 2004, Aurelia Nania è un’artista eclettica, matura, moderna. Realizzatrice di tutti i Trofei del “Premio Internazionale Cultura di Ieri e di Oggi” promossi dall’associazione culturale “Domenico Aliquo’” di Reggio Calabria, efficace realizzatrice delle scenografie dei premi “Calabria Cultura e Turismo” dove gusto, classe e senso dello spettacolo si mescolano in eventi artistici di grande effetto, espositrice in diverse mostre nel nostro Paese e all’estero, esaltando così la qualità dei fatti d’arte che scandiscono la vita culturale del meridione italiano, Aurelia possiede indubbiamente una sensibilità artistica di valenza internazionale che innalzano il valore culturale italiano, lo arricchiscono di sensibilità e di grande percezione del bello. Filippo Praticò

IL LAZIO E' IN VENDEMMIA!!!!!!


Il Lazio è in Vendemmia!!!! La frase è sempre quella….il nonno ha compiuto 70 vendemmie….. ma oggi, quando si parla di vendemmia non ci si riferisce ad un periodo ben preciso dell’anno, bensì ad una stagione assai variegata, legata a mutamenti climatici sempre più repentini…. quindi si parla della 2007 come la 2003,o 2000, annate come dire “ storiche” a differenza della 2002 o 2005, e così mente nell’Agro Pontino si è iniziato il giorno 8 agosto con i vitigni bianchi aromatici, ( Chardonnay, Sauvignon, ed altri ) per poi via via raccogliere i bianchi di struttura e meno acidità, ( Fiano, Greco, Trebbiano Giallo ) dalla Tuscia il Grechetto arrivava a maturazione ottimale intorno al 20 agosto, con un giusto rapporto di acidità e zuccheri, nei Castelli, patria del Frascati da vitigni come Trebbiano, Malvasia di Candia e Cacchione siamo in griglia di partenza, avendo però già vendemmiato i bianchi precoci e qualche rosso come Syrah, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, ( vitigni bordolesi ) e qualche fortunatissimo produttore che ha Pinot Nero, ( lo abbiamo nella Tuscia a nord di Castiglione in Teverina…) vitigno originario della Borgogna, frutto di un difficilissimo adattamento microclimatico, che amano invece vendemmie precoci rispetto al nostro “ Cesanese “ o Montepulciano e Sangiovese. Quest’anno si pensa ad un calo del 10-15% rispetto al 2006, pertanto dovremmo raccogliere circa 2.000.000 hl. Ebbene sì, il grappolo prima lo si raccoglie, più si mantiene “ viva “ l’acidità tartarica, la spina dorsale del vino futuro….come dire, i Gran Crus o Chateau, da 40 quintali per ettaro, hanno lunga vita ( berli prima di 10 anni è un infanticidio….) grazie proprio a questo rapporto…..alcool 12,5% ed acidità totale tra i 5,5 e 6 mg.litro, senza arrivare a vini “ bombe” con vendemmie di ottobre e con alcool a 14,5 % ed acidità sdraiata……. e dopo due anni è ossidato!!!!! Insomma ne abbiamo di vitigni…..e non ho parlato, né di Moscato di Terracina, né di Aleatico, né di Passerina, o Nero Buono di Cori, o Arciprete…… e tanti altri vitigni a volte sconosciuti, sia al contadino-imprenditore, sia al cliente, che invece standardizza il palato a due-tre nomi di moda in quel momento…..( attualmente la Falanghina del Beneventano o del Sannio, il Nero d’Avola sono quelli in voga….) Vi Allego qualche numero, 0,5 ettari ad azienda….. nella speranza che tutti possiate comprendere che ancor prima di esportare negli States o in Svezia e Canada, i produttori dovrebbero attecchire nella ristorazione romana ( 4.000 ristoranti e 10.000 locali come bar, ristoranti- Pub, pizzerie ) puntare alla qualità con un rapporto giusto del prezzo…..invece, oggi, anche se il Lazio sta cambiando, lentamente, impera in qualche ristorante romano, ancora la famosa frase “ Bianco o Rosso Dottò? “ Impariamo dal Trentino….o dal Piemonte…ove nelle loro Carte dei Vini, non esiste etichetta extraterritoriale….noi al contrario, a tavola abbiniamo Amatriciana con Nero D’Avola, Pollo alla Romana con il Chianti, e per i prezzi, vini da 5 ,50 € sono cari, acqua 3,00 € va bene, mi porti il solito quartino!!!!!!!! Alla prossima! ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ La fisionomia vitivinicola del Lazio Valore della viticoltura comp. Agricolo (MLD) uva da vino: €200.000.000 Peso sul comparto agricolo: 9% Dislocazione vigneti in percentuale: Pianura 20,20% Collina 71% Montagna 8,8% Ettari vigneto: 38.000 di cui: uve bianche 70% uve rosse 30% Produzione media di uva in quintali per ettaro: 89,50 Produzione di uva in quintali: 3.350.000 Produzione di vino in ettolitri: 2.500.000 di cui bianchi: 80% rossi: 20% Vini DOC in ettolitri: 1.080.000 di cui bianchi: 84,7% rossi: 15,3% Vini IGT (potenziali) in ettolitri: 800.000 Media ettari per azienda: 0,5 Addetti del settore (tempo pieno): 9.300 Cantine sociali: 32 Percentuale su produzione totale: 37% Totale vino imbottigliato in ettolitri (compreso confezioni fino a 2 litri): 2.000.000 Pari a bottiglie da 0,75 litri: 33.000.000 Aziende esportatrici (stima): 30 Totale vino esportato in ettolitri 2002: 280.000 Valore complessivo del vino esportato (MLD) 2002: 49.400.000

SEMPLICE,CON UN TOCCO DI CLASSE


Le verdure alla griglia: Normalmente le verdure vengono solo grigliate e messe in un piatto senza mai curarne l'aspetto evitando guarnizioni del tutto ingombranti- Ecco un modo- -zucchine: c'è quella striata di Napoli e Bari, quella lunga fiorentina, quella rigata della Puglia, oppure la diamant, il president e il seneca. Solitamente quelle verdi provengono dal nord, quelle chiare dal centro, e quelle lunghe sono siciliane. -melanzane Fiorentine le viole -pomodori Grappolo -fiori di zucca -pomodori Pachino -radicchio chioggia Grigliamo il tutto a fuoco basso e sistemiamo in mezza melanzana piccola precedentemente cotta in forno- Condire con extra vergine Siracusano, origano siciliano e servire come vedete in foto- Aggiungiamo delle gocciole di succo di limone di Amalf per ricordare la Campania E' un'idea di GianMaria Le Mura........SITO WEB.. http://maidireristorantebassissimoceto.blogspot.com/

CHI PORTA IL PORTO


Pare che solamente nel XVII secolo gli inglesi, per primi,.abbiano costruito un vetro molto scuro che permetteva la conservazione del vino. Da questo momento iniziarono ad essere utilizzate tutta una serie di invenzioni di cucina relative al vino che erano già state messe a punto e mai ancora utilizzate. Addirittura già Leonardo da Vinci aveva pensato il primo cavatappi come pure il tappo di sughero. Questi strumenti non venivano però utilizzati poiché non si conosceva un metodo sicuro per la conservazione dei vino. Come questo fu possibile , con l’introduzione delle bottiglie di vetro scuro e l'uso generalizzato del tappo di sughero che garantiva l'ermeticità della chiusura, sì diffuse rapidamente una cultura della degustazione del vino che si manifestò con l'introduzione degli strumenti e degli oggetti più curiosi e raffinati per una tavola sempre più ricca ed elegante. Tra i vini più pregiati il Porto occupa senz'altro un posto importante. Grande vino fortificato Portoghese, protagonista nel passato di floridi scambi commerciali, conserva ancora oggi il suo fascino e la sua eleganza. Gli eventi tramandati dalla storia raccontano che il Porto nacque per una curiosa circostanza. La vendemmia del 1820 produsse uve particolarmente ricche e dolci, che consentirono la produzione di un vino ricco, concentrato, morbido e naturalmente dolce, fatto che fece letteralmente lievitare il mercato di quel vino. I mercanti di Porto ,1'anno successivo tentarono dì riprodurre quello stesso vino, ovviamente con uve assolutamente diverse. Decisero quindi di aggiungere una forte quantità di acquavite al mosto in fermentazione in modo da arrestare la fermentazione, conservare la dolcezza del mosto e aumentare il grado alcolico- L'idea funzionò e fu ancora un grande successo: il Porto dolce, concentrato e ricco di colore era così nato, Nel corso degli anni, la tecnica fu migliorata, aumentando perfino fa quantità di acquavite utilizzata per la fortificazione, fino a creare quell'inconfondibile stile di Porto - dolce e concentrato - ancora oggi apprezzato e ricercato . I vini preziosi stimolarono la ricerca di strumenti raffinatissimi per enfatizzare il rito del bere e per gustarli in tutta la loro ricchezza, dal tipo di bicchiere alla bottiglia. al cartellino da appendere alla bottiglia con una catenella.., Per il Porto questo prezioso reggibottiglia a manovella che ha la funzione di trattenere eventuali sedimenti nel momento della mescita E' un pezzo raro, di grande raffinatezza in ottone su legno, Federico Mussini Email federico.mussini@katamail.com

lunedì 18 gennaio 2010

CONDIRE SPRAY

Le mando una ricetta molto inaspettata ed inusuale- Ma semplicissima ed accessibile a tutti - Molto divertente e unica nella modalità e gestualità- Insalata Spray: Ingredienti: Lattuga Romana Rughetta fresca e selvatica Spaghetti di soia Patate fiammifero bollite Zucchine a listarelle- Condire con aceto balsamico ed olio extra vergine sale al macino e pepenero al macino- Olio extra vergine in contenitore spray per alimenti Aceto balsamico in contenitore spray per alimenti- unire sle e pepe al macino- Questo procedemento è molto interessante per il servizio di uno Chef o Maitre in sala davanti al cliente- Trovera' l'insalta condita ma sudata di condimenti e non immersa nel condimento - Utile per non macchiarsi mentre che si mangia- Utile per chi segue una dieta- Utile per grandi ristoranti per risparmio condimenti in eccesso sul piatto- Idea di GianMaria Le Mura----------http://maidireristorantebassissimoceto.blogspot.com/



DA GRANDE VORREI ESSERE


DA GRANDE VORREI ESSERE………. Quante volte ci si imbatte in conversazioni del genere sia tra genitori ( la professione più ardua oggi….) e con i figli, in merito al tipo di istituto da scegliere dopo la cosiddetta “ scuola dell’obbligo”……ebbene sì, vorremmo che loro diventassero quello che non abbiamo potuto fare noi, oppure frequentare il miglior Ateneo, Master, Stage all’estero, e via via dicendo……..dimenticando, forse, sia la loro predisposizione, ma soprattutto cercar di dar loro un’ampia possibilità di scelta, tra percorsi umanistici-letterari e scientifici…..tutto, ma ti prego, “ mio figlio ad un professionale no!!! “ Proprio così accade….una corsa al “ TOP” convinti che poi, da grande sarai….farai….. metterai una bella insegna fuori la porta…..senza intravedere né PIL, né dati statistici…..solo cordoni ombelicali come veri GPRS!!!!! Insegno da 13 anni, ( Vincitore di Concorso D.M. 1990 ) dopo averlo frequentato come allievo negli anni 1982-1987, presso l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e Ristorativi “ Michelangelo Buonarroti “ di Fiuggi ( FR ) e Vi posso garantire che, con molta umiltà, rifarei la stessa scelta……anche facendo restar di stucco i miei genitori, i miei insegnanti della scuola media, e tante altre persone, che, ancor oggi, accorpano per fasce la formazione professionale ed il livello culturale ( della serie, the best coloro che vengono dai licei, ed i peggiori, quasi per toglierli dalla strada gli allievi dei professionali…….come siamo lontani….se Voi pensate che in Francia, sempre Paese U.E. la mia stessa scuola si chiama Lycée Hôtelier …..). Il terziario, in Italia, quindi il turismo, potrebbe dare una spinta a quel maledetto PIL pressoché fermo ( a Roma, città che vive di turismo la crescita 2006 è stata del + 4,4%....) e di conseguenza far crescere l’economia del Paese, senza attendere i grandi investimenti di capitalisti stranieri, o Consigli di Amministrazione di SpA, etc etc, le bellezze come monumenti, laghi, paesaggi mozzafiato, catene montuose e ridenti colline, son sempre esistite, a noi crearci i giusti e meritati servizi…senza deturparne poi tali bellezze, quindi non solo hotels, ristoranti, Agriturismo, ma fare sistema, cioè presentare il “ Pacchetto turistico “ per intero…..senza scissioni…..questo vuol dire essere imprenditori alberghieri, e non commercianti!!!!!!!!!! Il Buon Dio mi punisca se io faccio riferimenti “ad personam,” ma quante volte diciamo, bello il posto, ma la gente è fredda….oppure, se venisse un altoatesino a gestire un hotel della Costiera Amalfitana o dell’Isola di Ponza, sarebbe tutto diverso…. Ecco, concludo lanciando questa mia testimonianza….si va in hotel non solo per dormire, si va al ristorante non solo per mangiare, ma dall’ACCOGLIENZA al COMMIATO si gustano le bellezze, si cresce culturalmente ( una corretta Mise en Place, quel piatto nuovo…..quel dolce ai fagioli….quel pesce mai sentito prima….e poi quel formaggio straordinario…) insomma dovremmo trovare il Maître d’Hotel che ci accoglie a casa sua, ( da una a cinque stelle….in bon ton non è correlato alle stelle……) ci illustra una Carta delle Vivande, un Sommelier una Carta dei Vini, etc, etc, ed invece, molte volte il “ servizio “ è dato in mano a personaggi del tutto improvvisati che non sanno se una Scottona è carne o se un Toma è un Caprino….quindi, incameriamo solo calorie, senza emozioni….ebbene sì, la tavola è arte ed emozione…… Se solo noi tutti, a partir dal sottoscritto, valorizzassimo tutte le scuole,e quindi gli allievi che le frequentano, di ogni ordine e grado, senza pregiudizi e caste, cercando né di impedire ai figlioli un percorso professionale, ( oggi tutti siamo al servizio, dal Farmacista, al Prefetto….) senza confondere servizio e servilismo…..né trarre affrettate comparazioni : “mio figlio grande si sta laureando,,,,questo piccolino ha deciso di fare il Barman, sono disperata, mi aiuti Professore “queste sono frasi che ascolto da 13 anni…… Se pensate che su 100 allievi, solo il 5-10% resta nel settore, tutti vanno per le professioni più facili e più redditizie, ahimé, fare Natale, Pasqua e l’estate fuori casa non è facile, ma il tempo ed il sacrificio compensano ampliamente…..la clientela ancor di più, è l’improvvisazione oggi, il vero CANCRO da sconfiggere………. A presto ! Giovanni Amati

IL SIGNORE DEL GRANDE LAGO

… e quando d’inverno spillerete il vino, per ogni coppa vi sia una canzone e nella canzone vi sia un ricordo dei giorni dell’autunno, e della vigna, e del torchio e dell’uva… (K.Gibran)--------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ca’Lojera e Lugana “Il Signore del Grande Lago”-------------------------------------------------- Si dice che una volta, quando il Garda e il laghetto del Frassino erano collegati da una fitta rete di vie d’acqua, arrivassero in barca dal nord “mercanti neri” che utilizzavano le case in riva al lago come nascondiglio per le merci contrabbandate – e c’è chi giura che questi covi fossero difesi da branchi di lupi. La Tenuta Ca’Lojera, della famiglia Tiraboschi, significa appunto “casa dei lupi”. La cantina vinifica solo uve proprie, raccolte su 14 ettari di vigneti; allevate su terreno pianeggiante, argilloso compatto le bianche di Lugana e in collina le rosse di Merlot e Cabernet Sauvignon. Franco Tiraboschi è uomo d’azione e cantiniere, la moglie Ambra accoglie il pubblico che desidera visitare la cantina, ricavata parzialmente sotto il livello del lago. La figlia Alessandra segue il punto vendita di S. Benedetto di Lugana. L’azienda produce mediamente 120.000 bottiglie di vino all’anno, distribuite sul mercato nazionale a ristoranti enoteche e wine-bars ed anche in buona percentuale esportate. Particolarmente pregiati i vini Monte della Guardia – rosso da uve di collina, Garda doc Merlot, Garda doc Cabernet Sauvignon, Garda doc Chardonnay da uve di vigna vecchia ma soprattutto il Lugana d’annata – attualmente 2003, il Lugana Vigna Silva Riserva – affinato in barrique e il Lugana Superiore – vinificato in legno da 25 hl con bâtonnage. Durante il fine settimana è possibile mangiare in azienda prodotti tipici locali. Presto sarà ultimata anche la ristrutturazione della foresteria : uno stabile del XIV secolo, già dimora estiva dei vescovi di Verona, che ospiterà otto camere e una sala convegni e degustazioni.---------------------------------------------------------------------------- Giugno 2007 - dicono di noi :------------------------------------------------------------- I Vini d’Italia 2007 - L’espresso Franco e Ambra Tiraboschi amano definirsi una cuvée di coraggio e follia, ma i loro Lugana, tra i più regolari della denominazione, hanno i piedi ben piantati per terra: La loro qualità più leggibile è proprio la concretezza. …bene anche il Garda Chardonnay… Lugana doc 2005 ♥♥♥ Lugana Riserva del Lupo 2003 ♥♥♥ Ravel – vendemmia tardiva ♥♥♥ Garda Chardonnay 2004 ♥♥♥ Garda Merlot 2003 ♣♣ Garda Cabernet 2003 ♣♣ I migliori acquisti della regione Lombardia : …Lugana Ca’Lojera Vini Buoni d’Italia – Touring Club Italiano L’azienda riesce a trasferire nei vini, prodotti con sapienza, le sue radici e la tipicità del territorio. Questo è il caso del Lugana base asciutto e sapido, con note minerali gradevoli, e la caratteristica esplosione gustativa che accompagna ogni assaggio …..dal gran potenziale, infine, la Riserva del Lupo. Lugana doc 2005 ♥♥♥ Lugana doc Superiore 2002 ♥♥ Riserva del Lupo 2003 ♥♥ Il Sommelier – Veneto Riserva del Lupo 2003 – Lugana E’ un colpo di fulmine. Di Ambra e Franco Tiraboschi e della loro nuova creazione ci si innamora subito. …vinificato esclusivamente in acciaio, ci è parsa una delle più affascinanti ed eleganti espressioni di sempre del Lugana… ne siamo contenti, e continueremo con lo stesso coraggio e la follia di sempre Ambra e Franco www.calojera.com



CARTOLINE D'ESTATE

CARTOLINE D'ESTATE.... QUANDO SPORT E SPETTACOLO VANNO A BRACCETTO Nello scenario da mille e una notte della Darsena di Fiumicino si è svolta la Grande serata "Nel Mare del Made in Italy", che ha illuminato il cielo di Fiumicino. La voce radiofonica del giornalista Stefano Raucci, ha accompagnato per tutte le serate gli innumerevoli spettatori giunti da tutta Italia, regalando emozioni, tenendo sempre alto con grande professionalità il ritmo del programma molto articolato. La regina della serata di spettacolo è stata la giovane attrice e stella della tv Donatella Pompadour (già vista in "Vivere" fiction di Canale 5), madrina dell'evento (nella foto insieme al presentatore Stefano Raucci), che ha rubato i cuori del pubblico, rimasto incantato dalla bella e decisa attrice già affermata ma con futuro professionale ancora più promettente. Il momento iniziale della serata era dedicato alla moda. Affermati stilisti hanno introdotto gli spettatori nel magico mondo dell'abbigliamento di bambini, per portarci poi nell'atmosfera estiva, dai lussuosi abiti da sera e da sposa di Maria D'Avino e lo stile raffinato e molto particolare del giovane stilita Luigi Barbone. Il gran finale con gli abiti da sposa, in un'elegante e spettacolare composizione coordinata dalla regista delle sfilate di moda Silvana Augero. Il direttore artistico dell'evento Angelo Martini, ha portato sul palco diversi giovani talenti di canto e di danza del Lazio. Nella serata non poteva mancare l'adorabile stella della tv Valentina Persia, che con la sua comicità pungente e le sue battute spontanee ha portato un gran sorriso a Fiumicino dando il meglio di sé.Durante lo spettacolo si sono svolte le premiazioni Nel Mare del Made in Italy, un premio speciale che è stato dato a tutti coloro che si sono distinti nelle istituzioni, nell'arte, nella cultura e nello spettacolo come ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Tra i premiati ci sono stati Vincenzo Bocciarelli- Premio Cinema e fiction, Max Lazzari- inviato della Vita in Diretta- Premio Costume e Società, Silvio Spaccesi e Rosaura Marchi- Premio per il teatro, il professore Carlo Casciani- Premio per la Ricerca e la Medicina, Marco Ciriaci e Alessandro Serra, nazionale calcio cabarettisti - Premio Solidarietà, Andrea Perroni- Premio comicità italiana. Il Presidente della Repubblica ha voluto destinare una medaglia al Premio Speciale nel Mare del Made in Italy, che è stata conferito al Maestro Enzo Carnebianca.Hanno consegnato i premi importanti ospiti d'onore della manifestazione, , Alessandro Di Pietro, Daniela Pulci, Antonio Pascotto, Dundar Kesapli, Anna Maria Tarantino, Anacleto Buggini, Assessore alla Cultura di Fiumicino. La manifestazione si è tenuta durante un fine settimana dedicato alla terza tappa del Campionato italiano di Offshore e nell'ambito della serata di sabato si sarebbero dovute effettuare le premiazioni della Pole Position che a causa delle cattive condizioni del mare è stato impossibile svolgere. Nella gara di campionato tenuta domenica, al termine di un'avvincente sfida, i napoletani Diego ed Ettore Testa si sono aggiudicati il primo posto. Alle loro spalle il tim romano composto da Fabio Bertolacci e Amedeo Mignogna.Gli organizzatori dell'evento la "Tre perTe" e CSR Promotion si sono dichiarati soddisfatti del grande risultato ottenuto sia per la parte sportiva che dei momenti dedicati all'intrattenimento e si prefiggono di riproporlo nei porti italiani più importanti a partire dal prossimo anno. STEFANO RAUCCI (comunicato "Nel Mare del Made In Italy")



LA DOTE MAGICA


Ricordate quando da bambini, la sera prima di addormentarci, costruivamo le nostre meravigliose favole, quando con grande facilità riuscivamo ad evadere dalla realtà e a perderci nei nostri mondi fatti di principesse meravigliose ed evanescenti, di folletti, di paesaggi incantati? Una dote magica, questa, che normalmente dopo l'infanzia svanisce per sempre, salvo ri-trovarla, talvolta, nel contatto con la natura. Alcune persone fortunate, come Luciano Tocci, invece, la conservano intatta. Non solo, ma questa loro capacità di sognare ad occhi aperti in maniera assolutamente semplice e serena sanno anche trasmetterla, hanno infatti il dono di farti partecipare con grande naturalezza a queste fresche e lievi emozioni. Riescono insomma a risucchiarti misteriosamente per qualche istante in quel mondo incantato che credevi di non poter più ritrovare. C'è chi ti rapisce la mente con la magia delle note, chi coi versi, chi con la magia dei colori. Se lo segui nelle sue tele, nei vorticosi volteggi delle sue silfidi giocose (chissà se Amilcare Ponchielli, quando ha composto la sua Danza delle Ore, ha pensato a qualcosa di simile) Luciano Tocci ti prende per mano e ti fa un po' tornare bambino, quando per tutti noi la donna era solo la nostra mamma, bella, dolcissima e sorridente, quando con l'ultimo rassicurante bacio della buonanotte ci lasciava nel torpore del dormiveglia ma in realtà continuava ad essere accanto a noi, più luminosa che mai. Come le sue donne eteree che danzano romantiche nella luce, con paesaggi fantastici a fare da cornice e da sfondo. La paesaggistica, del resto, ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel romanticismo. Ma se la prima impressione che ho avuto è stata quella di rivivere una sorta di sapiente innesto della sensazione dinamica. teorizzata da Boccioni sullo stile dei Macchiaioli del Caffè Michelangiolo di Firenze, in realtà nella meticolosa cura del dettaglio, nella scelta dei paesaggi e dei colori, nella stessa assenza della macchia (la macchia costruttiva scuro su chiaro, adottata soprattutto dai due napoletani Domenico Morelli e Saverio Altamura) questo accostamento se proprio se ne vuole trovare uno, ma lo stile dì Tocci mi pare del tutto originale non mi convince fino in fondo e per varie ragioni. Ferma restando l'interpretazione assolutamente personale del concetto di movimento, in primo luogo la nota dominante delle sue opere è che la luce promana sempre dal centro della tela. In più, non ci ritrovo elementi di post-verismo e neanche i caratteri tipici del romanticismo continentale e soprattutto tedesco, dove a prevalere è la forza della natura, la sua potenza indomabile e a volte distruttiva: i paesaggi scelti da Tocci, invece, hanno sempre una tocco di dolcezza, una nota elegiaca. Come se dipingendo cercasse dì rappresentare sulla tela Aminta, la favola pastorale di Torquato Tasso. La natura è ancora una volta madre, protettiva,non può e non sa essere cattiva neanche quando si infuria, quando si scatena la tempesta o quando il mare è in burrasca. Ecco perché i quadri di Tocci mi ricordano piuttosto il romanticismo inglese, quello di John Constable, dove i pochi elementi artificiali, le casette, le barche (mirabile,fra le opere di Luciano, il ponticello al centro di "Neve al Tramonto") si sposano sempre a meraviglia con l'ambiente circostante, dove nulla è mai di troppo, dove all'abilità descrittiva si unisce la capacità di infondere un lirismo - e questo è un altro grande pregio - che non è mai mieloso, stucchevole o ridondante. Grazie, Luciano, per le emozioni pulite che ci sai trasmettere........................ Stefano Mensurati

Barbera & Bergamotto

Barbera & Bergamotto. Una realtà Italiana Era marzo del 2005, quando iniziammo a studiare, con Giuseppe Campolo, la possibilità di creare il primo "vino al Bergamotto". Era solo una mia idea, ed anche molto difficile da realizzare. Intanto ero salito a promuovere il Bergamotto a San Damiano d'Asti, e lì, provando un tipo particolare di Barbera avevo intuito che la "nostra impresa" stava per diventare realtà. Tornai a Reggio con dei campioni di vino Barbera, ed iniziammo subito con le prove nel laboratorio amato-riale di Giuseppe Campolo, vero cultore del Bergamotto e già realizzatore di liquori, dolci, pane, ... al sapore di questo sublime agrume, con il supporto di un grande Maestro Sommelier Antonio Faibene. Dopo diversi tentativi, con l'aiuto di diverse "cavie", il vino al bergamotto è diventato realtà, tra l'incredulità di tutti. Le "ricette" realizzate con il prezioso ed unico agrume del Bergamotto, da Giuseppe Campolo, sono tante, e tutte ricercatissime, in quanto realizzate genuinamente senza usare conservanti e coloranti. Si ottengono solo ed esclusivamente dal "Bergamotto". Quindi è grazie a Lui e alla sua esperienza e soprattutto conoscenza dell'agrume, se questo mio sogno è oggi diventato realtà. Il "Barbera al Bergamotto" è stato presentato a San Damiano d'Asti, testimonial dell'evento il Principe Don Carlo Massimo, ed a Roma al Senato della Repubblica. I primi ad assaggiarlo sono stati: il Principe Don Carlo Massimo, il Sindaco di San Damiano il dr. Valter Valle, l'assessore alle Manifestazioni di San Damiano d'Asti Massimo Mar-chiaro, il Presidente della Provincia di Asti dr. Roberto Marmo, il Presidente della Camera di Commercio di Asti dr. Mario Sacco, il senatore a vita Giulio Andreotti, la N.D. Anita Garibaldi, il N.H. Antonio Lazzarino De Lorenzo, l'avv. Nino Marazzita, l'Ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede S.E. Hanna Suchoka, il Presidente della Banca Etruria dr. Elio Faralli, il Sovrintendente Speciale al Polo Mussale Romano prof. Claudio Strinati, la prof.ssa Aurelia Nania, ... Oggi, invece, sono già in tanti ad averlo assaggiato e degustato. Sono riuscito a farlo conoscere al Nord, al Centro ed al Sud Italia, con la semplicità e l'umiltà di sempre. Piace ad esperti del settore, a illustre personalità, ma soprattutto al semplice cittadino. Se a temperatura ambiente o freddo, è il gusto personale a decidere. Ma vedremo nei mesi a seguire ... quali saranno i risultati ottenuti sul vero "campo di battaglia": il palato degli italiani. Sicuramente, il prossimo aprile, saremo presenti alla più importante fiera di vini, il Vinitaly di Verona. E con la preziosa esperienza di Grazio Aleo al nostro fianco, certamente riusciremo a vincere questa ennesima sfida! Filippo Maria Aliquò email=filippo.aliquo@alice.it



IL VINO,CULTURA NEL BICCHIERE

IL VINO, CULTURA NEL BICCHIERE……… In una Italia che vede l’export del Made in Italy sempre più in crescita, soprattutto sul Food & Wine, tale bevanda, frutto di anni di ricerche e di enormi capitali privati da sacrificare, non gode attualmente di complete opinioni positive……se pensiamo alle continue e giuste campagne di prevenzione del sabato sera……., ( che strano….meno del 5% dei giovani supera il livello di alcool vale a dire oltre lo 0,5/°°° con solamente vino) ….per ben il 90% la consumazione, e le altre a seguire, sono una serie di bevande tra cocktails e superalcolici, che vedono l’assenza totale del “ Nettare di Bacco”!!!!!!! Perché pensare al binomio vino-incidente, e non pensare invece alla valorizzazione del piatto con il doveroso vino in modiche quantità, oppure investire in qualità, con il consiglio a tavola, attraverso una Carta del territorio e la presenza di un Sommelier preposto? Strano…….l’Associazione Italiana Sommeliers, conta ben 33.000 inscritti…..che han fatto l’intero Corso, di 52 lezioni, attraverso il quale si fa comprendere all’aspirante frequentante, l’emozione del bicchiere, la vinificazione….le malattie della vite….le strategie aziendali….l’enografia del territorio, regione per regione, dapprima, per poi a livello continentale e mondiale ed alla fine ben 13 lezioni sull’abbinamento cibo-vino, secondo alimenti e metodi di cottura….ma solamente il 10-15% operano nella ristorazione come “ Comunicatori di Cultura”…..il resto, sono liberi professionisti, che cercano di comprendere, come un buon piatto stellato, “sposato” con un buon vino si esaltino a vicenda…….valorizzando il territorio…….ma spesso, l’arte dell’arrangiarsi in una Carta ( quando esiste…) di etichette ormai obsolete e risentite, mettono l’ospite in condizioni” Prendo questo perché non c’è altro”… Quante volte, il commensale ricorda perfettamente un piatto, all’uscita da un ristorante, i suoi ingredienti, ( nonostante i nomi lunghi delle pietanze…..) e del vino, o più vini, nemmeno la tipologia….badate bene, non l’azienda o l’annata…… Ecco…concludo così, con una provocazione…….lo stesso calice “ pseudo-aperitivo” talvolta, che sia Prosecco, un Franciacorta, o un Trento DOC, ( quando va bene…) per la maggior parte dei nostri festeggiamenti, siano essi formali, o informali, li ritroviamo anche accanto al Dessert….Mousse, Bavarese, Parfait e Semifreddi vari…… Torte da ricorrenza, ove il Cin Cin augurale vede l’arrivo di un brivido in bocca ( sinonimo di abbinamento non per contrasto, ma per disastro….) invece di optare per un Moscato Di Terracina, un buona Malvasia Passita, un Cannellino, un Recioto di Soave,un Muffato, etc, etc, etc, quante emozioni cestinate……. A presto….e mi raccomando…..la cultura nel bicchiere non s’improvvisa…come l’arte di cucinare….ma i dati oggi smentiscono ciò……con la convinzione che sia una professione dal “ guadagno facile”…( un commerciante pensa così…un Gourmet no….)e l’Italia si divide a metà….i Grandi Ristoranti Stellati da Roma in sù, e nel Centro- Sud prevale la teoria del “ Che ci Vuole? Un salutone……. Giovanni Amati