lunedì 18 gennaio 2010
LA DOTE MAGICA
Ricordate quando da bambini, la sera prima di addormentarci, costruivamo le nostre meravigliose favole, quando con grande facilità riuscivamo ad evadere dalla realtà e a perderci nei nostri mondi fatti di principesse meravigliose ed evanescenti, di folletti, di paesaggi incantati? Una dote magica, questa, che normalmente dopo l'infanzia svanisce per sempre, salvo ri-trovarla, talvolta, nel contatto con la natura. Alcune persone fortunate, come Luciano Tocci, invece, la conservano intatta. Non solo, ma questa loro capacità di sognare ad occhi aperti in maniera assolutamente semplice e serena sanno anche trasmetterla, hanno infatti il dono di farti partecipare con grande naturalezza a queste fresche e lievi emozioni. Riescono insomma a risucchiarti misteriosamente per qualche istante in quel mondo incantato che credevi di non poter più ritrovare. C'è chi ti rapisce la mente con la magia delle note, chi coi versi, chi con la magia dei colori. Se lo segui nelle sue tele, nei vorticosi volteggi delle sue silfidi giocose (chissà se Amilcare Ponchielli, quando ha composto la sua Danza delle Ore, ha pensato a qualcosa di simile) Luciano Tocci ti prende per mano e ti fa un po' tornare bambino, quando per tutti noi la donna era solo la nostra mamma, bella, dolcissima e sorridente, quando con l'ultimo rassicurante bacio della buonanotte ci lasciava nel torpore del dormiveglia ma in realtà continuava ad essere accanto a noi, più luminosa che mai. Come le sue donne eteree che danzano romantiche nella luce, con paesaggi fantastici a fare da cornice e da sfondo. La paesaggistica, del resto, ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel romanticismo. Ma se la prima impressione che ho avuto è stata quella di rivivere una sorta di sapiente innesto della sensazione dinamica. teorizzata da Boccioni sullo stile dei Macchiaioli del Caffè Michelangiolo di Firenze, in realtà nella meticolosa cura del dettaglio, nella scelta dei paesaggi e dei colori, nella stessa assenza della macchia (la macchia costruttiva scuro su chiaro, adottata soprattutto dai due napoletani Domenico Morelli e Saverio Altamura) questo accostamento se proprio se ne vuole trovare uno, ma lo stile dì Tocci mi pare del tutto originale non mi convince fino in fondo e per varie ragioni. Ferma restando l'interpretazione assolutamente personale del concetto di movimento, in primo luogo la nota dominante delle sue opere è che la luce promana sempre dal centro della tela. In più, non ci ritrovo elementi di post-verismo e neanche i caratteri tipici del romanticismo continentale e soprattutto tedesco, dove a prevalere è la forza della natura, la sua potenza indomabile e a volte distruttiva: i paesaggi scelti da Tocci, invece, hanno sempre una tocco di dolcezza, una nota elegiaca. Come se dipingendo cercasse dì rappresentare sulla tela Aminta, la favola pastorale di Torquato Tasso. La natura è ancora una volta madre, protettiva,non può e non sa essere cattiva neanche quando si infuria, quando si scatena la tempesta o quando il mare è in burrasca. Ecco perché i quadri di Tocci mi ricordano piuttosto il romanticismo inglese, quello di John Constable, dove i pochi elementi artificiali, le casette, le barche (mirabile,fra le opere di Luciano, il ponticello al centro di "Neve al Tramonto") si sposano sempre a meraviglia con l'ambiente circostante, dove nulla è mai di troppo, dove all'abilità descrittiva si unisce la capacità di infondere un lirismo - e questo è un altro grande pregio - che non è mai mieloso, stucchevole o ridondante. Grazie, Luciano, per le emozioni pulite che ci sai trasmettere........................ Stefano Mensurati
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